una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Mario Mancini) - La campagna “Io non mangio da solo” ha rappresentato per ProgettoMondo Mlal un ulteriore impulso alle iniziative in corso in Perù con i bambini, bambine, adolescenti e giovani lavoratori (NATs) di Lima, Cajamarca e Ayacucho.
Nell’ambito del progetto Il Mestiere di Crescere, nel corso dell’anno, sono state realizzate numerose attività di formazione di NATs delegati, rappresentanti dei diversi gruppi locali, ma anche di quegli adulti accompagnatori che quotidianamente offrono un supporto nella gestione dei diversi servizi offerti ai bambini e adolescenti nelle case del Manthoc (Movimento dei bambini e adolescenti lavoratori), e di cui le mense popolari rappresentano un aspetto di particolare rilevanza sociale.
In particolare nelle case di Yerbateros, Ciudad de Dios, Cajamarca, il Manthoc assicura un servizio di mensa giornaliera ai bambini e adolescenti lavoratori che poi, oltre a un pasto caldo garantito da una nutrizionista, trovano nella medesima struttura anche uno spazio di socializzazione, ricreazione e studio.
Il Manthoc prepara 300 pasti al giorno nelle diverse case e l’iniziativa fa parte di un lavoro più ampio che mira al rafforzamento del protagonismo infantile in tutte le sfere della vita quotidiana di questi ragazzi: dalle piccole occupazioni economiche in cui sono coinvolti, alla scuola e allo sport.
ProgettoMondo Mlal partecipa a questo processo finanziando un sostegno permanente alla rete di associazioni impegnate in questo campo per promuovere i diritti dell’infanzia in Perù e, grazie alla Campagna “Io non mangio da solo”, in questi mesi di visibilità anche in Italia, è stato compiuto un importante passo avanti in termini di raccolta fondi e solidarietà.
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giovedì 10 gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
Bolivia: Sempre più sicurezza alimentare
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Vanni De Michele da La Paz) - La Bolivia avanza nello sviluppo umano e nella sicurezza alimentare, e in 5 anni, il 4.8% dei boliviani ha smesso di essere denutrito.
A rilevarlo sono i dati forniti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), che assicura che negli ultimi 5 anni, circa un milione di persone sono uscite dal problema della denutrizione. Il report dell’istituzione, denominato “Panorama della Sicurezza Alimentare e Nutrizionale in America latina e nei Caraibi 2012”, segnala inoltre che il problema della fame e della denutrizione cronica diminuisce nel paese.
Il consumo di alimenti che non soddisfano le necessità energetiche alimentari, per mancanza di conoscenza o inaccessibilità ad alimenti di qualità, si conosce come denutrizione. In Bolivia, tra il 2007 e 2009, circa 3 milioni di persone erano colpite da questo problema. Secondo il report della FAO, la situazione di denutrizione della popolazione è diminuita dal 28,9% al 24,1%. Quest’anno, il problema della denutrizione si stima riguardi quasi 2 milioni di persone. La seguente riduzione del 4.8% è valutata positivamente dall’organizzazione, anche se in paesi come El Salvador, Guatemala e Paraguay la percentuale è aumentata. Il report segnala anche che l'evoluzione della denutrizione cronica in Bolivia dimostra cali significativi. Secondo i dati, nel 2004 vi era una prevalenza di denutrizione cronica del 32.5%, mentre nel 2008 si è ridotta al 27,2%. Questa tendenza corrisponde alle cifre di diminuzione della povertà estrema, registrando un abbassamento dal 34.7% nel 2004 al 31,2% nel 2007.
Secondo la FAO, “la Bolivia è il secondo paese, dopo il Perù, con maggior crescita economica nella regione e vi è un progresso nell’Indice di Sviluppo Umano. Questi dati riflettono i maggiori investimenti pubblici effettuati con un’alta componente sociale”. La Bolivia è infatti il quarto paese della regione con minore dipendenza all’importazione del grano.
In America Latina e nei Caraibi, il problema della denutrizione interessa 49 milioni di persone, anche se negli ultimi 20 anni 16 milioni hanno lasciato questa condizione. Durante il periodo 1990-1992, il problema della fame riguardava il 14.6% della popolazione latinoamericana, mentre tra il 2010 e il 2012 la percentuale è scesa all’8,3%. (fonte LA PRENSA/La Paz 24.11.2012 Mirna Echave).
(Vanni De Michele da La Paz) - La Bolivia avanza nello sviluppo umano e nella sicurezza alimentare, e in 5 anni, il 4.8% dei boliviani ha smesso di essere denutrito.
A rilevarlo sono i dati forniti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), che assicura che negli ultimi 5 anni, circa un milione di persone sono uscite dal problema della denutrizione. Il report dell’istituzione, denominato “Panorama della Sicurezza Alimentare e Nutrizionale in America latina e nei Caraibi 2012”, segnala inoltre che il problema della fame e della denutrizione cronica diminuisce nel paese.
Il consumo di alimenti che non soddisfano le necessità energetiche alimentari, per mancanza di conoscenza o inaccessibilità ad alimenti di qualità, si conosce come denutrizione. In Bolivia, tra il 2007 e 2009, circa 3 milioni di persone erano colpite da questo problema. Secondo il report della FAO, la situazione di denutrizione della popolazione è diminuita dal 28,9% al 24,1%. Quest’anno, il problema della denutrizione si stima riguardi quasi 2 milioni di persone. La seguente riduzione del 4.8% è valutata positivamente dall’organizzazione, anche se in paesi come El Salvador, Guatemala e Paraguay la percentuale è aumentata. Il report segnala anche che l'evoluzione della denutrizione cronica in Bolivia dimostra cali significativi. Secondo i dati, nel 2004 vi era una prevalenza di denutrizione cronica del 32.5%, mentre nel 2008 si è ridotta al 27,2%. Questa tendenza corrisponde alle cifre di diminuzione della povertà estrema, registrando un abbassamento dal 34.7% nel 2004 al 31,2% nel 2007.
Secondo la FAO, “la Bolivia è il secondo paese, dopo il Perù, con maggior crescita economica nella regione e vi è un progresso nell’Indice di Sviluppo Umano. Questi dati riflettono i maggiori investimenti pubblici effettuati con un’alta componente sociale”. La Bolivia è infatti il quarto paese della regione con minore dipendenza all’importazione del grano.
In America Latina e nei Caraibi, il problema della denutrizione interessa 49 milioni di persone, anche se negli ultimi 20 anni 16 milioni hanno lasciato questa condizione. Durante il periodo 1990-1992, il problema della fame riguardava il 14.6% della popolazione latinoamericana, mentre tra il 2010 e il 2012 la percentuale è scesa all’8,3%. (fonte LA PRENSA/La Paz 24.11.2012 Mirna Echave).
lunedì 31 dicembre 2012
Bolivia: Gli obiettivi della commissione Sicurezza Alimentare Lotta Contro la Fame e la Denutrizione
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Anna Alliod da Cochabamba) - Promuovere lo scambio di concetti e di esperienze nazionali in campo alimentare così da contribuire all'agenda delle iniziative sociali prioritarie per l'UNASUR e proporre progetti di cooperazione tecnica.
Questo, in sintesi, l’obiettivo del secondo congresso della commissione Sicurezza Alimentare Lotta Contro la Fame e la Denutrizione del Consiglio Sudamericano di Sviluppo Sociale, che si è svolta a Montevideo.
All’incontro hanno partecipato rappresentanti di Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela, Uruguay e una delegazione del Segretariato Generale di Unasur.
Le singole delegazioni hanno riferito, ciascuna per il proprio Paese, dell’avanzamento in materia di politiche sulla sicurezza alimentare e nutrizionale, nonché sulla lotta contro la fame. La delegazione boliviana, con a capo la Ministra per lo Sviluppo Rurale e della Terra, Nemesia Achacollo Tola, ha illustrato i progressi compiuti dal suo Paese, lasciando poi che la commissione affrontasse un primo scambio di idee sul concetto di sovranità alimentare.
Il gruppo di paesi ha deciso di promuovere azioni che facilitino l'accesso adeguato e tempestivo di alimenti sani e di qualità per garantire lo sviluppo bio-psico-sociale di tutti.
In agenda sono state messe ulteriori proposte, a partire da quella di promuovere lo sviluppo rurale con il riconoscimento dell'agricoltura familiare delle comunità di contadini, oltre che del patrimonio alimentare e delle sfide imposte dal cambiamento climatico. Si è parlato poi di come promuovere anche lo sviluppo di sistemi di sicurezza alimentare e nutrizione che articolino l'azione dello stato e dell’importanza di propiziare lo sviluppo della scienza e delle tecnologie per contribuire al consolidamento dei sistemi agro-alimentari di ciascun paese.
Infine, tra i punti all’ordine del giorno, è spiccato anche quello di dare priorità all'azione dello stato nella lotta contro la fame e la malnutrizione della prima infanzia, e dare impulso a strategie di comunicazione ed educazione nutrizionale.
giovedì 20 dicembre 2012
Bolivia: Alla fiera del cioccolato
(Luca Di Chiara da Cochabamba) -
Nel municipio di Baures, dipartimento amazzonico del Beni in Bolivia,
si è svolta la IV Fiera del cioccolato selvatico allo scopo
di valorizzare le attività svolte dai raccoglitori e lavoratori di
cacao e dei produttori di cioccolato di questa regione.
Il municipio di Baures ubicato nella provincia Iténez, a 404 Km di distanza dalla città di Trinidad, è infatti considerato la capitale del cioccolato della Bolivia. Il cioccolato viene per lo più prodotto dalle comunità originarie e indigene della regione ed è considerato dalla gente del posto come un dono della natura, essendo un prodotto biologico dal sapore e dall’aroma inconfondibile.
Il municipio di Baures ubicato nella provincia Iténez, a 404 Km di distanza dalla città di Trinidad, è infatti considerato la capitale del cioccolato della Bolivia. Il cioccolato viene per lo più prodotto dalle comunità originarie e indigene della regione ed è considerato dalla gente del posto come un dono della natura, essendo un prodotto biologico dal sapore e dall’aroma inconfondibile.
Una decina di anni fa, un sacco di cacao
selvatico da 12.5 kg aveva un valore di 50 boliviani (meno di 6 €)
mentre oggi costa 240 (25 €). Dunque i produttori sanno adesso che
il cacao selvatico è un prodotto di qualità e che vale la pena
rafforzare gli sforzi comuni, migliorare la produzione e negoziarne
il valore, in modo che anche le comunità indigene amazzoniche
possano trarre importanti benefici dal rafforzamento di queste
attività.
L’evento è stato realizzato in coordinamento con il Centro Per la Partecipazione e lo Sviluppo Umano Sostenibile (Cepad), nell'ambito del Progetto di Sviluppo Regionale Concorrente (PDCR).
La fiera del cioccolato selvatico mira appunto a promuovere la diversità dei prodotti come le barre di cacao amaro, la pasta tradizionale e altri derivati del cacao. Il programma fieristico prevedeva l’esposizione di prodotti derivati del cioccolato, uno spazio dedicato alla cucina tradizionale e alla degustazione, infine una mostra d'arte con la presentazione della così detta danza del cioccolato.
L’evento è stato realizzato in coordinamento con il Centro Per la Partecipazione e lo Sviluppo Umano Sostenibile (Cepad), nell'ambito del Progetto di Sviluppo Regionale Concorrente (PDCR).
La fiera del cioccolato selvatico mira appunto a promuovere la diversità dei prodotti come le barre di cacao amaro, la pasta tradizionale e altri derivati del cacao. Il programma fieristico prevedeva l’esposizione di prodotti derivati del cioccolato, uno spazio dedicato alla cucina tradizionale e alla degustazione, infine una mostra d'arte con la presentazione della così detta danza del cioccolato.
martedì 18 dicembre 2012
Haiti: Trentatrè giovani laureati in agroecologia
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Michele Magon da Papaye) - Ad Haiti trentatré giovani, formati per diventare imprenditori agricoli, sono pronti ad investire nelle attività di filiera legate a frutta, grano e bestiame, in diversi comuni del Dipartimento del Centro. Dopo un anno di formazione, infatti, a fine novembre nel Sant Lakay, Centro di formazione di Papaye, gestito da MPP, partner dei nostri progetti Piatto di Sicurezza e Nuove Energie, questi giovani hanno ricevuto i loro diplomi. Tra loro anche 11 donne.
Il corso di formazione trattava temi quali l’agroecologia, gestione delle colture, gestione dei bacini idrografici, gestione e contabilità di base, allevamento di animali da cortile e protezione dell’ambiente. Questi nuovi tecnici in agroecologia, originari dei 12 comuni del Plateau Central, sono dunque anche dei futuri imprenditori agricoli che riceveranno prestiti e sovvenzioni da parte dell'Agenzia francese per lo sviluppo (AFD) e la supervisione tecnica del Mouvment Paysan Papaye (MMP).
Secondo il nostro agronomo Vernat Supreme, responsabile della formazione, i laureati saranno in grado di applicare sul campo ciò che hanno imparato e, dunque, "investire in settori come la banana, orticoltura, cereali e allevamento". Nel corso della cerimonia di consegna dei diplomi, i laureandi indossavano una maglietta verde su cui si poteva leggere la scritta "Tèt kole pou yon Ayiti tou vèt" che esprime tutta la loro volontà di dedicarsi alla lotta per la protezione dell'ambiente. Uno dei laureati, Ilson Sidas, originario della sezione di Sarracins, nel comune di Mirebalais, promette un suo particolare impegno nell’orticultura. Manouche Etienne, giovane contadina del villaggio del comune di Maissaide conta invece di investire soprattutto nell’allevamento e nella produzione di banane e si dice grata per per l'opportunità che ha avuto con questa formazione: "Se tutti i contadini –dice- avessero la possibilità di formarsi, Haiti non sarebbe in questo stato di miseria e povertà".
Il direttore esecutivo del MPP, Chavannes Jean Baptiste, ha infine ricordato ai laureati il bisogno di praticare una agricoltura sana anche in futuro: "Sarete di fronte a due modelli di agricoltura – ha spiegato infatti-, una può portare la vita e l’altra può distruggere il nostro pianeta", ha detto, riferendosi all'agricoltura paysam o biologica contro quella industriale.
(Michele Magon da Papaye) - Ad Haiti trentatré giovani, formati per diventare imprenditori agricoli, sono pronti ad investire nelle attività di filiera legate a frutta, grano e bestiame, in diversi comuni del Dipartimento del Centro. Dopo un anno di formazione, infatti, a fine novembre nel Sant Lakay, Centro di formazione di Papaye, gestito da MPP, partner dei nostri progetti Piatto di Sicurezza e Nuove Energie, questi giovani hanno ricevuto i loro diplomi. Tra loro anche 11 donne.
Il corso di formazione trattava temi quali l’agroecologia, gestione delle colture, gestione dei bacini idrografici, gestione e contabilità di base, allevamento di animali da cortile e protezione dell’ambiente. Questi nuovi tecnici in agroecologia, originari dei 12 comuni del Plateau Central, sono dunque anche dei futuri imprenditori agricoli che riceveranno prestiti e sovvenzioni da parte dell'Agenzia francese per lo sviluppo (AFD) e la supervisione tecnica del Mouvment Paysan Papaye (MMP).
Secondo il nostro agronomo Vernat Supreme, responsabile della formazione, i laureati saranno in grado di applicare sul campo ciò che hanno imparato e, dunque, "investire in settori come la banana, orticoltura, cereali e allevamento". Nel corso della cerimonia di consegna dei diplomi, i laureandi indossavano una maglietta verde su cui si poteva leggere la scritta "Tèt kole pou yon Ayiti tou vèt" che esprime tutta la loro volontà di dedicarsi alla lotta per la protezione dell'ambiente. Uno dei laureati, Ilson Sidas, originario della sezione di Sarracins, nel comune di Mirebalais, promette un suo particolare impegno nell’orticultura. Manouche Etienne, giovane contadina del villaggio del comune di Maissaide conta invece di investire soprattutto nell’allevamento e nella produzione di banane e si dice grata per per l'opportunità che ha avuto con questa formazione: "Se tutti i contadini –dice- avessero la possibilità di formarsi, Haiti non sarebbe in questo stato di miseria e povertà".
Il direttore esecutivo del MPP, Chavannes Jean Baptiste, ha infine ricordato ai laureati il bisogno di praticare una agricoltura sana anche in futuro: "Sarete di fronte a due modelli di agricoltura – ha spiegato infatti-, una può portare la vita e l’altra può distruggere il nostro pianeta", ha detto, riferendosi all'agricoltura paysam o biologica contro quella industriale.
giovedì 13 dicembre 2012
Perù: Una dieta andina contro la fame
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Mario Mancini da Lima) - Sotto la spinta di diversi settori della società civile e del privato, il governo peruviano ha deciso di puntare sulla gastronomia nazionale come uno dei principali strumenti di lotta alla denutrizione infantile.
Proprio recentemente è stata infatti costituita la Commissione Multisettoriale della Dieta Andina in cui è stata chiamata a fare parte persino la premiere dame, Nadine Heredia, moglie del presidente Humana e già Ambasciatrice della FAO per l’Anno Internazionale della Quinoa nel 2013. L’iniziativa ha destato un notevole interesse.
La Commissione per la Dieta Andina è chiamata a formulare una strategia di promozione e diffusione di una dieta, basata sul consumo di prodotti originari, che potrà essere utilizzata dai principali attori pubblici e privati impegnati nella lotta alla denutrizione cronica infantile; la valorizzazione dei prodotti nativi e la promozione di iniziative imprenditoriali nel settore.
Il nuovo organismo punta ora a rilanciare e orientare il grande fenomeno della cucina peruviana, che i suoi principali artefici hanno denominato come la nuova arma di rivoluzione sociali, per lottare contro la povertà e la denutrizione partendo dalla messa in valore dell’immenso patrimonio biologico, agricolo e culturale, frutto di millenni di adattamento e di interazione.
La Commissione è composta da rappresentanti del Ministero di Agricoltura, Inclusione e Sviluppo Sociale, Salute, Produzione, Turismo, Ambiente, Cultura, e avrà come consulente la Società Peruviana di Gastronomia, l’ente che organizza la fiera gastronomica Mistura.
(Mario Mancini da Lima) - Sotto la spinta di diversi settori della società civile e del privato, il governo peruviano ha deciso di puntare sulla gastronomia nazionale come uno dei principali strumenti di lotta alla denutrizione infantile.
Proprio recentemente è stata infatti costituita la Commissione Multisettoriale della Dieta Andina in cui è stata chiamata a fare parte persino la premiere dame, Nadine Heredia, moglie del presidente Humana e già Ambasciatrice della FAO per l’Anno Internazionale della Quinoa nel 2013. L’iniziativa ha destato un notevole interesse.
La Commissione per la Dieta Andina è chiamata a formulare una strategia di promozione e diffusione di una dieta, basata sul consumo di prodotti originari, che potrà essere utilizzata dai principali attori pubblici e privati impegnati nella lotta alla denutrizione cronica infantile; la valorizzazione dei prodotti nativi e la promozione di iniziative imprenditoriali nel settore.
Il nuovo organismo punta ora a rilanciare e orientare il grande fenomeno della cucina peruviana, che i suoi principali artefici hanno denominato come la nuova arma di rivoluzione sociali, per lottare contro la povertà e la denutrizione partendo dalla messa in valore dell’immenso patrimonio biologico, agricolo e culturale, frutto di millenni di adattamento e di interazione.
La Commissione è composta da rappresentanti del Ministero di Agricoltura, Inclusione e Sviluppo Sociale, Salute, Produzione, Turismo, Ambiente, Cultura, e avrà come consulente la Società Peruviana di Gastronomia, l’ente che organizza la fiera gastronomica Mistura.
martedì 11 dicembre 2012
Haiti: Silos vuoti, orti pieni
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Mirco Bellagamba da Hinche) - In seguito ai danni provocati dai cicloni Isaac e Sandy in molta parte di Haiti, compreso il Plateau Central dove ProgettoMondo Mlal è impegnato con il programma “Piatto di Sicurezza”, si registra una forte diminuzione della produzione di mais, alimento base della dieta dei contadini.
Nello specifico, la produzione di mais ha subito perdite del 70 %. Queste infatti le cifre accertate in un recente sopralluogo dall’agronomo del Progetto, Michel Mulaire.
Mulaire ci ha inoltre comunicato ufficialmente che, in particolare, nella comunità di Jacob dove il progetto sostiene 250 famiglie di agricoltori, i silos donati dal progetto sono quasi vuoti.
La risposta che come ProgettoMondo Mlal stiamo dando a questa nuova insicurezza alimentare è contenuta nella proposta di implementazione di nuovi orti famigliari che possono, anche in un lasso di tempo breve, garantire la produzione di pomodori, cavoli, melanzane, peperoni e insalata per il fabbisogno delle famiglie contadine.
La coltivazione di più tipi di ortaggi permetterà di approfittare della stagione secca per produrre nuovi alimenti che arricchiscono la dieta degli haitiani.
sabato 8 dicembre 2012
Bolivia: Nasce il mese della gastronomia
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Luca Di Chiara da Cochabamba) - I progressi tecnici dell’agricoltura, portata avanti nel corso dei secoli dalle differenti etnie e popolazioni boliviane, hanno contribuito allo sviluppo di un’enorme quantità prodotti diversi tra loro nelle varie aree geografiche del Paese. Un esempio lampante è il caso della patata: tubero onnipresente sulle tavole boliviane vanta oltre 200 varietà, da utilizzare in molteplici modi a seconda della ricetta locale.
La gastronomia boliviana, che nasce dalle radici stesse del Paese, si è andata via via trasformando parallelamente al percorso storico compiuto da ogni singolo dipartimento. La composizione di ogni piatto è così strettamente legata alle caratteristiche specifiche dell’area geografica di appartenenza e alla differente cultura in cui questo viene preparato.
L'abbondanza di carni bianche e rosse, patate, mais, quinoa e la freschezza delle verdure e della frutta, danno luogo a una interessante gamma di piatti tipici. Poi, la miscela e l'aggiunta di condimenti diversi, fanno sì che ogni regione abbia sempre piatti con sapori distinti e speciali.
Proprio per celebrare la varietà e specificità della cucina nazionale, il governo ha inaugurato il Primo mese della gastronomia boliviana: dall’8 al 24 novembre, oltre 100 ristoranti nelle città più importanti del Paese, tra cui La Paz, Cochabamba, Santa Cruz e Sucre, hanno aperto le porte a turisti e locali offrendo piatti tradizionali e gourmet, provenienti dai 9 dipartimenti del Paese.
Il tutto condito da fiere ed esposizioni di prodotti tipici e da ogni tipo di delizia, arte e concerti di musica folcloristica.
I protagonisti del mese della cucina boliviana sono ristoranti, agricoltori, imprese, e altri attori che credono fermamente nella promozione della cucina e della produzione locale.
L'idea è creare le basi per un vero e proprio movimento di cambiamento della cucina boliviana grazie all’apertura di una Scuola di cucina per giovani svantaggiati, che è già nella sua fase iniziale, l’organizzazione di corsi di formazione e di esperienze di scambio tra i migliori chef boliviani e i più importanti chef internazionali. L’obiettivo è fare conoscere la cucina tipica boliviana al resto del mondo, riscoprendo sapori e tradizioni culinarie millenarie della Bolivia!
venerdì 7 dicembre 2012
Perù: Senza mercato la dieta è povera
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Mario Mancini da Lima) - Nonostante i recenti progressi a livello nazionale, in Perù il fenomeno della denutrizione infantile continua a essere grave, soprattutto per la popolazione rurale. Ma come è possibile che la popolazione più colpita sia poi proprio quella che produce per l’autoconsumo, e che quindi dovrebbe potere assicurare una maggiore sicurezza alimentare, e quindi anche una migliore alimentazione, per i loro figli?
Come visto in diversi studi (l’ultimo è pubblicato su la Revista Agraria di CEPES, ottobre 2012) non esiste una relazione automatica tra questi fattori, come pure un maggior livello di biodiversità non garantisce una buona nutrizione.
La mappa della denutrizione cronica in Perú fornisce elementi eloquenti: le regioni con maggiori livelli di denutrizione cronica sono anche quelli con maggior produzione agricola orientata all’autoconsumo!
La realtà più critica si registra nel centro del Paese e nella foresta amazzonica. Cajamarca e Huancavelica presentano indici del 27.8% e 36.7% di denutrizione infantile cronica, con una produzione per autoconsumo che raggiunge rispettivamente il 29.8% e 32.7%. L’esempio opposto è dato da Tacna, dove, a un 3.4% di denutrizione si confronta uno 0.9% di produzione per l’autoconsumo.
Una risposta a questa apparente contraddizione si deve principalmente alla composizione dei prodotti delle famiglie più povere e la loro articolazione con il mercato.
Per esempio, nelle regioni a maggior denutrizione, i prodotti principali sono a basso valore nutritivo: papata, manioca e camote (patata americana), hanno basso valore energetico per un alto contenuto di acqua. Mentre sarebbero più importanti a livello nutritivo i grani (per maggior contenuto di proteine) e la frutta (per vitamine e minerali).
Un altro esempio: sebbene Apurimac e Junin presentino gli stessi indici di autoconsumo, rispetto ai tassi di denutrizione si trovano rispettivamente al 28.9% e 20.8%. Anche in questo caso il problema dell’alto livello di autoconsumo riguarda appunto la mancata possibilità di generare reddito e perciò di acquistare prodotti che complementino la dieta fatta di solo alimenti locali. Nelle zone in altitudine e isolate il problema si aggrava per la scarsa varietà dei prodotti agricoli e la lontananza dal mercato rende ovviamente più difficile il commercio e la vendita.
Quindi, il problema non sta tutto nell’autoconsumo in sé, ma nell’autoconsumo di queste comunità che non riescono (più) a scambiare prodotti, mediante il meccanismo del baratto (arcaico) o del mercato (moderno), per via dell’esclusione sociale, dell’isolamento geografico, della povertà.
Il paradosso diventa allora quello dei “sistemi produttivi” che il Perù vanta da sempre come diversissimi ma che sono oggi scarsamente collegati.
Il Perú è considerato un Paese ad altissima diversità biologica, ecologica e climatica – caratteristica condivisa anche da altri paesi della regione, come la Bolivia, l’Ecuador, la Colombia, il Brasile - per cui il sistema produttivo agricolo non può che essere valutato nella sua articolata complessità. Prodotti come la patata nativa, la quinoa, olluco, oca, eccetera, sono infatti parte di un sistema produttivo agricolo basato sull’interconnessione dei denominati piani ecologici andini, che nell’epoca incaica rappresentavano proprio l’elemento fondante della prosperità.
La mappa della denutrizione cronica in Perú fornisce elementi eloquenti: le regioni con maggiori livelli di denutrizione cronica sono anche quelli con maggior produzione agricola orientata all’autoconsumo!
La realtà più critica si registra nel centro del Paese e nella foresta amazzonica. Cajamarca e Huancavelica presentano indici del 27.8% e 36.7% di denutrizione infantile cronica, con una produzione per autoconsumo che raggiunge rispettivamente il 29.8% e 32.7%. L’esempio opposto è dato da Tacna, dove, a un 3.4% di denutrizione si confronta uno 0.9% di produzione per l’autoconsumo.
Una risposta a questa apparente contraddizione si deve principalmente alla composizione dei prodotti delle famiglie più povere e la loro articolazione con il mercato.
Per esempio, nelle regioni a maggior denutrizione, i prodotti principali sono a basso valore nutritivo: papata, manioca e camote (patata americana), hanno basso valore energetico per un alto contenuto di acqua. Mentre sarebbero più importanti a livello nutritivo i grani (per maggior contenuto di proteine) e la frutta (per vitamine e minerali).
Un altro esempio: sebbene Apurimac e Junin presentino gli stessi indici di autoconsumo, rispetto ai tassi di denutrizione si trovano rispettivamente al 28.9% e 20.8%. Anche in questo caso il problema dell’alto livello di autoconsumo riguarda appunto la mancata possibilità di generare reddito e perciò di acquistare prodotti che complementino la dieta fatta di solo alimenti locali. Nelle zone in altitudine e isolate il problema si aggrava per la scarsa varietà dei prodotti agricoli e la lontananza dal mercato rende ovviamente più difficile il commercio e la vendita.
Quindi, il problema non sta tutto nell’autoconsumo in sé, ma nell’autoconsumo di queste comunità che non riescono (più) a scambiare prodotti, mediante il meccanismo del baratto (arcaico) o del mercato (moderno), per via dell’esclusione sociale, dell’isolamento geografico, della povertà.
Il paradosso diventa allora quello dei “sistemi produttivi” che il Perù vanta da sempre come diversissimi ma che sono oggi scarsamente collegati.
Il Perú è considerato un Paese ad altissima diversità biologica, ecologica e climatica – caratteristica condivisa anche da altri paesi della regione, come la Bolivia, l’Ecuador, la Colombia, il Brasile - per cui il sistema produttivo agricolo non può che essere valutato nella sua articolata complessità. Prodotti come la patata nativa, la quinoa, olluco, oca, eccetera, sono infatti parte di un sistema produttivo agricolo basato sull’interconnessione dei denominati piani ecologici andini, che nell’epoca incaica rappresentavano proprio l’elemento fondante della prosperità.
venerdì 30 novembre 2012
Bolivia: Nuovo stop all'esportazioni di risorse alimentari
(Luca Di Chiara da Cochabamba) - La Bolivia affronta oggi una forte crisi alimentare che sta aggravando la situazione di buona parte della popolazione locale in differenti regioni del paese, specialmente per le comunità rurali più isolate che ancora oggi lottano ogni giorno per la propria sopravvivenza.
I produttori agricoli attribuiscono tale crisi e la conseguente riduzione della produzione locale alle restrizioni statali imposte dal governo Morales alle esportazioni. Siccità, in aree di primaria importanza per l'agricoltura, gelate, piogge incessanti, e altri cambiamenti climatici repentini, ma anche altre problematiche, quali il contrabbando e le proibizioni all'esportazioni alimentari, hanno compromesso seriamente la sicurezza alimentare della popolazione. Questa situazione ha spinto il governo boliviano a incentivare le importazioni di numerosi prodotti per soddisfare l’urgente domanda alimentare della popolazione.La mancanza di alcuni alimenti primari, e il conseguente aumento dei prezzi, ha portato le organizzazioni agricole a protestare contro le mancate misure del governo.
Nonostante ciò, una delle sfide più importanti assunte proprio dal governo socialista di Morales, sarebbe la realizzazione di una politica di "sovranità alimentare" per migliorare il reddito degli agricoltori, piccoli e grandi, che rappresentano ancora oggi gran parte della popolazione, con conseguente aumento del PIL pro capite che contribuirà a migliorare la qualità della vita di tutti i boliviani.
Due strategie in particolare sono state adottate dal governo. La prima consiste nell’applicare un pacchetto di politiche agricole ritenute utili ad aumentare la produttività, quali il miglioramento delle sementi ed eliminazione dei batteri; la produzione di fertilizzanti e costruzione di serbatoi per la gestione delle risorse idriche; un miglioramento delle tecnologie con lo sforzo congiunto del governo, enti pubblici e privati, e la società civile; introduzione di tecnologie e macchinari agricoli innovativi.
Come seconda misura, il governo ha promesso una serie di programmi volti a migliorare il lavoro umano nei campi e promuovere lo sviluppo delle comunità attraverso incentivi finanziari, offrendo ad esempio materiali a basso costo per la costruzione di infrastrutture, serbatoi, sistemi di irrigazione, ecc.
Inoltre, il governo punta ad assicurare un’istruzione gratuita e una formazione per gli agricoltori con l’obbiettivo di migliorarne la produzione.
Queste ed altre strategie pubbliche, nonché i numerosi sforzi portati avanti da iniziative private e dalla stessa cooperazione internazionale, stanno contribuendo a portare i primi buoni risultati in questo percorso lungo e difficile che deve condurre la Bolivia alla piena ed effettiva sussistenza alimentare.
Anche come ProgettoMondo Mlal siamo impegnati su questo fronte, al fianco delle Organizzazioni contadine e insieme alla società civile, grazie a progetti quali Bolivia Campesina e il Mestiere di crescere, consapevoli della necessità di assicurare un livello di qualità della vita soddisfacente a sempre maggiori fette della popolazione locale, per ridurre ancora denutrizione, fame e povertà.
giovedì 29 novembre 2012
Perù: ricchi di biodiversità, poveri di nutrizione
(Giulia Valania da Lima) - Uno dei paradossi più eclatanti in Perù è arrivare nelle comunità di Chopcca a Huancavelica, tra Paucará e Yaulidue, le più povere del Paese: ci accoglie un paesaggio lirico che dagli altopiani scende tra campi variamente coltivati, tra donne che vanno e vengono con greggi misti (principalmente pecore, ma anche mucche, lama e suini). E da queste parti vantano ben 98 varietà di patate, 15 di fagioli, 12 olluco, 15 di Mashua, 11 di oca (tubercoli andini), 2 di orzo , 3 di tarwi (varietà di legume) e vari ecotipi di cavolfiore selvatico.
Eppure la stessa comunità vanta anche un tasso di denutrizione cronica che oscilla tra il 40% e il 55%: secondo i dati dell’INEI uno dei più alti del Paese. Vale a dire che pur essendo un centro di alta agrobiodiversità, paradossalmente, vi si trovano le popolazioni più povere.
Dal momento che le colture andine sono note per il loro alto valore nutritivo, si è cominciato a studiare più da vicino gli effetti della coesistenza tra agrobiodiversità e malnutrizione, anche perché la letteratura scientifica sostiene al contrario, che l’agrobiodiversità garantisce una dieta più varia, quindi anche una migliore alimentazione.
Lo studio non ha però riscontrato correlazioni tra malnutrizione cronica e la diversità dei parametri di questo campione. Non è stata appurata nemmeno una correlazione tra malnutrizione e tasso di produttività, o la misura e il numero di aziende agricole. Il che indica che produzione agricola e alimentazione non sono strettamente correlati.
Una correlazione è stata invece trovata tra il numero di componenti della famiglia e un più alto tasso di malnutrizione: cioé le famiglie più numerose hanno maggiore malnutrizione. Quindi, contare su una maggiore varietà di alimenti, o su un raccolto migliore, non garantisce sempre una migliore nutrizione, che dipende quindi anche da altri fattori.
La denutrizione cronica è misurata dal rapporto altezza/età sull'anello più debole: il bambino fino a 3 anni. Se dopo i 3 anni il bambino è posto sotto la curva di crescita, come fissato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è difficile invertire il ritardo.
L'allarme viene dallo scarso sviluppo mentale associato a questo livello di malnutrizione.
Lo stato nutrizionale dei bambini di Chopcca è drammatico: il 70% non soddisfa le raccomandazioni per l'assunzione giornaliera di ferro, zinco, acido folico e calcio, mentre la dose giornaliera raccomandata di proteine e vitamina C è soddisfatta da cereali e tuberi.
Quando si interrompe l'allattamento al seno, compare la carenza di vitamina A. In realtà, la carenza di ferro è associato ad anemia, che a sua volta causa carenza sullo sviluppo cognitivo, mentre il deficit di zinco li rende più vulnerabili alle malattie.
Allora, dove è l'idea che agrobiodiversità svolge un ruolo nella nutrizione?
Il concetto di diversità nella dieta alimentare è differente dal concetto di agro-biodiversità, in quanto esso si concentra sui prodotti di origine animale, vegetali e frutta per i loro contributi in vari micronutrienti e non in quantità o varietà di raccolto. Così, mentre la diversità di dieta che accomuna patate, riso, frumento, orzo, avena, manioca in un solo elemento di carboidrati (ricchi in energia), può prevenire la malnutrizione; il numero di varietà di colture, la biodiversità agricola, svolge invece un ruolo chiave nel mantenimento della produttività in condizioni meteorologiche avverse e marginali.
La variabilità genetica delle specie coltivate è uno strumento essenziale per contrastare le vicissitudini del clima, e i ceppi dominanti stanno cambiando o si mantengono a seconda di ogni stagione, adattandosi ai cambiamenti climatici. In definitiva solo indirettamente la diversità agrobiologica influisce sulla nutrizione e la sicurezza alimentare, essendo quest’ultima, a sua volta, influenzata dalla cultura.
martedì 27 novembre 2012
Haiti: La radio che insegna a cucinare
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!(Petra Bonometti da Fond Verettes) – Grazie ai corsi di cucina promossi dal Progetto, oggi due delle nostre beneficiarie, Chantal e Annecide, borsiste in una prestigiosa scuola di cucina della capitale, animano una trasmissione radio e nel contempo mantengono vivo il legame con la loro comunità d’origine. Attraverso delle lezioni flash di cucina via radio, il Progetto Viva Haiti porta dunque una ventata di novità a Fond Verettes, una delle zone più isolate e socialmente vulnerabili del Paese, introducendo l’arte della cucina tra gli argomenti di formazione e sensibilizzazioni rivolti alla popolazione locale. Nella prima puntata, dopo aver spiegato agli ascoltatori il loro personale processo di formazione e sviluppo professionale, Chantal e Annecide hanno quindi offerto anche qualche spunto di ricetta economica e facilmente replicabile, che richiede cioè ingredienti prodotti in loco. L’esperimento ha avuto particolare successo, tanto che, nella seconda parte della puntata, fioccavano al telefono le domande del pubblico. “Vogliamo approfittare di quest’anno di formazione – hanno poi spiegato le due ragazze- per diventare delle cuoche professioniste, e stimolare il settore nella nostra comunità”. “A Fonds-Verrettes –dicono infatti- non esiste nessun vero servizio di ristorazione, e la gente si ritrova a mangiare cibi cucinati al bordo della strada, in condizioni igieniche pessime, a tutto rischio della salute. Noi vogliamo invece innovare, in prodotto e servizio”. “Ma soprattutto –hanno tenuto a sottolineare le due beneficiarie del Progetto Viva Haiti - vogliamo contribuire a migliorare la vita della nostra gente e valorizzare i prodotti locali. In primo luogo, per una questione di accessibilità e di possibilità di trasporto: con le strade nello stato in cui si trovano non puoi mai sapere se la merce arriverà o meno. E poi, perché mangiare locale, è mangiare sano, significa mangiare bene e contribuire all’economia delle famiglie della tua terra”.
venerdì 23 novembre 2012
Bolivia: I contadini scendono in città
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Stefano Scrocco da Cochabamba) - In occasione della 5ª Fiera Internazionale delle Organizzazioni Economiche Contadine, si sono riunite a La Paz le rappresentanze provenienti da tutta la Bolivia per promuovere la Sovranitá e la Sicurezza alimentare del Paese. Oggi, a essere riconosciute a livello nazionale come Oecas sono ben 778 Organizzazioni, per un totale di 1 milione di famiglie contadine coinvolte, distribuite nei 9 dipartimenti della Bolivia. Obiettivo delle Oecas, e dunque della manifestazione nazionale organizzata a La Paz, è la promozione e la vendita dei rispettivi prodotti che variano da zona a zona: dalla salsiccia di pesce dell’Amazzonia, passando per la carne disidratata di lama dei contadini dell’altopiano fino alle marmellate dei piú svariati frutti delle valli boliviane. Non sono dunque mancati gli alimenti sani e naturali che i contadini ogni giorno trasformano, come il miele, i vini, i distillati, i cereali tostati (tra cui anche la Quinoa), il pane, i biscotti, i formaggi, nonché l’artigianato.
É stato un momento importante per poter valorizzare le produzioni delle diverse aree del Paese: 2 giorni durante i quali, tutti i contadini provenienti dalla campagna, hanno avuto l’occasione di farsi conoscere e promuovere la propria identità culturale nella città piú importante della Bolivia.
Perché anche i boliviani non mangiano da soli!, e ProgettoMondo Mlal li continua a sostenere con il Programma Bolivia campesina (Bolivia contadina), offrendo alle singole Organizzazione quel sostegno tecnico, formativo, professionale che può far fare loro il salto di qualità e trovare una buona collocazione sul mercato nazionale e regionale.
(Stefano Scrocco da Cochabamba) - In occasione della 5ª Fiera Internazionale delle Organizzazioni Economiche Contadine, si sono riunite a La Paz le rappresentanze provenienti da tutta la Bolivia per promuovere la Sovranitá e la Sicurezza alimentare del Paese. Oggi, a essere riconosciute a livello nazionale come Oecas sono ben 778 Organizzazioni, per un totale di 1 milione di famiglie contadine coinvolte, distribuite nei 9 dipartimenti della Bolivia. Obiettivo delle Oecas, e dunque della manifestazione nazionale organizzata a La Paz, è la promozione e la vendita dei rispettivi prodotti che variano da zona a zona: dalla salsiccia di pesce dell’Amazzonia, passando per la carne disidratata di lama dei contadini dell’altopiano fino alle marmellate dei piú svariati frutti delle valli boliviane. Non sono dunque mancati gli alimenti sani e naturali che i contadini ogni giorno trasformano, come il miele, i vini, i distillati, i cereali tostati (tra cui anche la Quinoa), il pane, i biscotti, i formaggi, nonché l’artigianato.
É stato un momento importante per poter valorizzare le produzioni delle diverse aree del Paese: 2 giorni durante i quali, tutti i contadini provenienti dalla campagna, hanno avuto l’occasione di farsi conoscere e promuovere la propria identità culturale nella città piú importante della Bolivia.
Perché anche i boliviani non mangiano da soli!, e ProgettoMondo Mlal li continua a sostenere con il Programma Bolivia campesina (Bolivia contadina), offrendo alle singole Organizzazione quel sostegno tecnico, formativo, professionale che può far fare loro il salto di qualità e trovare una buona collocazione sul mercato nazionale e regionale.
giovedì 22 novembre 2012
Perù: Scuola e mensa per i bambini lavoratori
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Lucila Cerna da Cajamarca) - La scuola “Jesús Trabajador” è stata fondata a Cajmarca nel 1995, dai Bambini e Adolescenti Lavoratori Organizzati del Manthoc, con l'obiettivo di offrire ai molti bambini e adolescenti lavoratori (NNATs) che, vivendo in situazione di povertà, non avrebbero altrimenti accesso alle istituzioni pubbliche, un’esperienza pedagogica alternativa e innovativa, riconosciuta comunque dal Programma Educativo Regionale (PER). Negli anni l’esperienza educativa è cresciuta ed è diventata anche progettazione, produzione e attuazione di una pedagogia che vuole articolare le dimensioni teoriche dell'istruzione classica con le attività più manuali che fanno ormai parte della vita quotidiana dei bambini e adolescenti lavoratori. Attualmente la scuola segue nelle loro esigenze, realtà e prospettive, 123 bambini e adolescenti lavoratori di età compresa tra 6-17 anni. Per le condizioni di vita personali e familiari lo stato di salute dei bambini in questa zona è molto vulnerabile e ciò influisce notevolmente sul loro apprendimento. Secondo gli ultimi dati a disposizione, il 50% dei bambini sotto i 5 anni di Cajamarca soffre di malnutrizione, e la maggior parte di anemia. Per questa ragione, la scuola del Manthoc offre servizi di assistenza sanitaria, assistenza psicologica, assistenza sociale e anche un supporto ai genitori. Ma il principale servizio extrascolastico è certamente rappresentato dalla Mensa che fornisce ai ragazzi 2 pasti giornalieri, prima colazione e pranzo, per una media giornaliera di 250 coperti. Il costo per i 2 pasti è di 5 soles (1.5 euro circa) e viene sostenuto da genitori, Comune e i sostenitori italiani del Progetto “Il mestiere di crescere”. Il servizio Mensa viene seguito da un medico e da una nutrizionista dell’Ospedale Regionale di Cajamarca che, in base a un accordo con il Manthoc, offrono gratuitamente il proprio supporto professionale. I pasti che vengono preparati in mensa sono basati su prodotti locali e rispondono a un programma di diversificazione alimentare che risponde alle esigenze di alunni con queste caratteristiche e problematiche. Ad alunni e genitori vengono proposte anche lezioni e incontri sulla corretta nutrizione e sulla prevenzione della malnutrizione. Per cui, oltre all’aspetto strettamente nutritivo, la Mensa della scuola Jesús Trabajador è diventata nel tempo uno spazio di condivisione, crescita personale, rafforzamento dell’identità e maturazione di una coscienza sociale che poi si riflette in tutte le attività che vengono proposte ai bambini e ragazzi di Cajamarca.
(Lucila Cerna da Cajamarca) - La scuola “Jesús Trabajador” è stata fondata a Cajmarca nel 1995, dai Bambini e Adolescenti Lavoratori Organizzati del Manthoc, con l'obiettivo di offrire ai molti bambini e adolescenti lavoratori (NNATs) che, vivendo in situazione di povertà, non avrebbero altrimenti accesso alle istituzioni pubbliche, un’esperienza pedagogica alternativa e innovativa, riconosciuta comunque dal Programma Educativo Regionale (PER). Negli anni l’esperienza educativa è cresciuta ed è diventata anche progettazione, produzione e attuazione di una pedagogia che vuole articolare le dimensioni teoriche dell'istruzione classica con le attività più manuali che fanno ormai parte della vita quotidiana dei bambini e adolescenti lavoratori. Attualmente la scuola segue nelle loro esigenze, realtà e prospettive, 123 bambini e adolescenti lavoratori di età compresa tra 6-17 anni. Per le condizioni di vita personali e familiari lo stato di salute dei bambini in questa zona è molto vulnerabile e ciò influisce notevolmente sul loro apprendimento. Secondo gli ultimi dati a disposizione, il 50% dei bambini sotto i 5 anni di Cajamarca soffre di malnutrizione, e la maggior parte di anemia. Per questa ragione, la scuola del Manthoc offre servizi di assistenza sanitaria, assistenza psicologica, assistenza sociale e anche un supporto ai genitori. Ma il principale servizio extrascolastico è certamente rappresentato dalla Mensa che fornisce ai ragazzi 2 pasti giornalieri, prima colazione e pranzo, per una media giornaliera di 250 coperti. Il costo per i 2 pasti è di 5 soles (1.5 euro circa) e viene sostenuto da genitori, Comune e i sostenitori italiani del Progetto “Il mestiere di crescere”. Il servizio Mensa viene seguito da un medico e da una nutrizionista dell’Ospedale Regionale di Cajamarca che, in base a un accordo con il Manthoc, offrono gratuitamente il proprio supporto professionale. I pasti che vengono preparati in mensa sono basati su prodotti locali e rispondono a un programma di diversificazione alimentare che risponde alle esigenze di alunni con queste caratteristiche e problematiche. Ad alunni e genitori vengono proposte anche lezioni e incontri sulla corretta nutrizione e sulla prevenzione della malnutrizione. Per cui, oltre all’aspetto strettamente nutritivo, la Mensa della scuola Jesús Trabajador è diventata nel tempo uno spazio di condivisione, crescita personale, rafforzamento dell’identità e maturazione di una coscienza sociale che poi si riflette in tutte le attività che vengono proposte ai bambini e ragazzi di Cajamarca.
martedì 20 novembre 2012
Haiti: insicurezza alimentare è insicurezza umana
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Petra Bonometti da Fonds Verettes) - Ad Haiti l’insicurezza umana, oltre che alimentare, non solo persiste, ma si sta persino aggravando in tutto il paese. E questo nonostante gli aiuti umanitari giunti massivamente nel paese dal terremoto del 12 gennaio 2010, che provocò 300.000 morti e 1 milione e mezzo di sfollati. A rivelarlo è il report della Federazione Internazionale sui diritti umani, di cui fanno parte diverse organizzazioni nazionali, la rete nazionale dei diritti umani e il Centro Ecumenico dei Diritti Umani. Tra le pagine del dettagliato studio si trova un’ampia panoramica sull’assenza di tutela e garanzia dei diritti umani dei senzatetto e dei detenuti, e sulla endemica e costante situazione di insicurezza alimentare in cui versa tutta la nazione. Basti dire che l’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, 370.000 vittime del terremoto vivono ancora nelle tendopoli, e la riduzione dell’estensione degli accampamenti umani è conseguenza dell’espulsione forzata della gente più che dal loro ritorno in alloggi sicuri. Bisogna sottolineare che l’insicuro e insufficiente accesso al diritto fondamentale al cibo aggrava le condizioni di vulnerabilità della popolazione di tutti i dipartimenti del paese, acutizzandosi in corrispondenza delle catastrofi naturali e legandosi inscindibilmente al degrado ambientale causato dall’inquinamento, dal disboscamento, dall’assenza di gestione dei rifiuti, dalla distruzione delle risorse naturali e dall’assenza di una pianificazione territoriale soddisfacente e ancor meno della sua applicazione. L’articolo del giornale Alterpresse del 12 novembre che riporta i risultati del report citato, avanza che la condizione di insicurezza umana della popolazione è conseguenza delle scelte di politiche economiche nazionali condizionate profondamente dagli attori internazionali, che rispondono spesso a interessi diversi dal miglioramento della qualità di vita e che trovano un alleato pericoloso nelle pratiche di corruzione dei governi nazionali e locali. Per citare un esempio, lo sviluppo economico promesso dalla cooperazione statunitense attraverso la promozione del centro industriale di Caracole (Nord-Est), costituisce un disastro ambientale in divenire. Questi fattori si combinano con la prevalenza di politiche pubbliche di corto periodo, dominate da interessi particolari o dati dalle contingenze. Ciò in forte contrasto con l’esigenza di strategie di largo orizzonte fondate su obiettivi di effettivo miglioramento di reale accesso ai diritti fondamentali e all’inclusione sociale, e realizzate attraverso interventi coordinati, coerenti e capaci di far fronte alla molteplici problematiche alla base dell’insicurezza umana.
(Petra Bonometti da Fonds Verettes) - Ad Haiti l’insicurezza umana, oltre che alimentare, non solo persiste, ma si sta persino aggravando in tutto il paese. E questo nonostante gli aiuti umanitari giunti massivamente nel paese dal terremoto del 12 gennaio 2010, che provocò 300.000 morti e 1 milione e mezzo di sfollati. A rivelarlo è il report della Federazione Internazionale sui diritti umani, di cui fanno parte diverse organizzazioni nazionali, la rete nazionale dei diritti umani e il Centro Ecumenico dei Diritti Umani. Tra le pagine del dettagliato studio si trova un’ampia panoramica sull’assenza di tutela e garanzia dei diritti umani dei senzatetto e dei detenuti, e sulla endemica e costante situazione di insicurezza alimentare in cui versa tutta la nazione. Basti dire che l’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, 370.000 vittime del terremoto vivono ancora nelle tendopoli, e la riduzione dell’estensione degli accampamenti umani è conseguenza dell’espulsione forzata della gente più che dal loro ritorno in alloggi sicuri. Bisogna sottolineare che l’insicuro e insufficiente accesso al diritto fondamentale al cibo aggrava le condizioni di vulnerabilità della popolazione di tutti i dipartimenti del paese, acutizzandosi in corrispondenza delle catastrofi naturali e legandosi inscindibilmente al degrado ambientale causato dall’inquinamento, dal disboscamento, dall’assenza di gestione dei rifiuti, dalla distruzione delle risorse naturali e dall’assenza di una pianificazione territoriale soddisfacente e ancor meno della sua applicazione. L’articolo del giornale Alterpresse del 12 novembre che riporta i risultati del report citato, avanza che la condizione di insicurezza umana della popolazione è conseguenza delle scelte di politiche economiche nazionali condizionate profondamente dagli attori internazionali, che rispondono spesso a interessi diversi dal miglioramento della qualità di vita e che trovano un alleato pericoloso nelle pratiche di corruzione dei governi nazionali e locali. Per citare un esempio, lo sviluppo economico promesso dalla cooperazione statunitense attraverso la promozione del centro industriale di Caracole (Nord-Est), costituisce un disastro ambientale in divenire. Questi fattori si combinano con la prevalenza di politiche pubbliche di corto periodo, dominate da interessi particolari o dati dalle contingenze. Ciò in forte contrasto con l’esigenza di strategie di largo orizzonte fondate su obiettivi di effettivo miglioramento di reale accesso ai diritti fondamentali e all’inclusione sociale, e realizzate attraverso interventi coordinati, coerenti e capaci di far fronte alla molteplici problematiche alla base dell’insicurezza umana.
venerdì 16 novembre 2012
Bolivia: A scuola i prodotti coltivati da papà
una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
(Anna Alliod da Cochabamba) – A Potosì, nella zona della Bolivia più colpita dalla denutrizione infantile, ProgettoMondo Mlal ha firmato un accordo con il municipio di Cotagaita per la fornitura di prodotti locali, da parte delle Organizzazioni contadine del nostro Programma di sviluppo, quali integratori dell’alimentazione scolastica.
Si tratta di un risultato importantissimo: le scuole coinvolte sono 130 e ciò rende possibile che, circa 7.500 alunni delle scuole elementari, mangino alimenti coltivati dai loro stessi genitori, nei pochi angolini di terra fertile lungo i fiumi.
Finora sono stati forniti alle scuole 6.470 chili di farine di granoturco e di fave, dei preparati per fare un budino superproteico e 5.520 Kg di zuppe pronte, combinate con miscele di farine e di erbe aromatiche.
Un esempio da diffondere e moltiplicare anche negli altri comuni che si sono dimostrati interessati a questa formula che combina insieme sviluppo rurale locale e corretta nutrizione.
(Anna Alliod da Cochabamba) – A Potosì, nella zona della Bolivia più colpita dalla denutrizione infantile, ProgettoMondo Mlal ha firmato un accordo con il municipio di Cotagaita per la fornitura di prodotti locali, da parte delle Organizzazioni contadine del nostro Programma di sviluppo, quali integratori dell’alimentazione scolastica.
Si tratta di un risultato importantissimo: le scuole coinvolte sono 130 e ciò rende possibile che, circa 7.500 alunni delle scuole elementari, mangino alimenti coltivati dai loro stessi genitori, nei pochi angolini di terra fertile lungo i fiumi.
Finora sono stati forniti alle scuole 6.470 chili di farine di granoturco e di fave, dei preparati per fare un budino superproteico e 5.520 Kg di zuppe pronte, combinate con miscele di farine e di erbe aromatiche.
Un esempio da diffondere e moltiplicare anche negli altri comuni che si sono dimostrati interessati a questa formula che combina insieme sviluppo rurale locale e corretta nutrizione.
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