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giovedì 10 gennaio 2013

Perù: I bambini lavoratori non mangiano più da soli

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare! 

(Mario Mancini) - La campagna “Io non mangio da solo” ha rappresentato per ProgettoMondo Mlal un ulteriore impulso alle iniziative in corso in Perù con i bambini, bambine, adolescenti e giovani lavoratori (NATs) di Lima, Cajamarca e Ayacucho.
Nell’ambito del progetto Il Mestiere di Crescere, nel corso dell’anno, sono state realizzate numerose attività di formazione di NATs delegati, rappresentanti dei diversi gruppi locali, ma anche di quegli adulti accompagnatori che quotidianamente offrono un supporto nella gestione dei diversi servizi offerti ai bambini e adolescenti nelle case del Manthoc (Movimento dei bambini e adolescenti lavoratori), e di cui le mense popolari rappresentano un aspetto di particolare rilevanza sociale.
In particolare nelle case di Yerbateros, Ciudad de Dios, Cajamarca, il Manthoc assicura un servizio di mensa giornaliera ai bambini e adolescenti lavoratori che poi, oltre a un pasto caldo garantito da una nutrizionista, trovano nella medesima struttura anche uno spazio di socializzazione, ricreazione e studio.
Il Manthoc prepara 300 pasti al giorno nelle diverse case e l’iniziativa fa parte di un lavoro più ampio che mira al rafforzamento del protagonismo infantile in tutte le sfere della vita quotidiana di questi ragazzi: dalle piccole occupazioni economiche in cui sono coinvolti, alla scuola e allo sport.
ProgettoMondo Mlal partecipa a questo processo finanziando un sostegno permanente alla rete di associazioni impegnate in questo campo per promuovere i diritti dell’infanzia in Perù e, grazie alla Campagna “Io non mangio da solo”, in questi mesi di visibilità anche in Italia, è stato compiuto un importante passo avanti in termini di raccolta fondi e solidarietà.

giovedì 13 dicembre 2012

Perù: Una dieta andina contro la fame

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Mario Mancini da Lima) - Sotto la spinta di diversi settori della società civile e del privato, il governo peruviano ha deciso di puntare sulla gastronomia nazionale come uno dei principali strumenti di lotta alla denutrizione infantile.
Proprio recentemente è stata infatti costituita la Commissione Multisettoriale della Dieta Andina in cui è stata chiamata a fare parte persino la premiere dame, Nadine Heredia, moglie del presidente Humana e già Ambasciatrice della FAO per l’Anno Internazionale della Quinoa nel 2013. L’iniziativa ha destato un notevole interesse.
La Commissione per la Dieta Andina è chiamata a formulare una strategia di promozione e diffusione di una dieta, basata sul consumo di prodotti originari, che potrà essere utilizzata dai principali attori pubblici e privati impegnati nella lotta alla denutrizione cronica infantile; la valorizzazione dei prodotti nativi e la promozione di iniziative imprenditoriali nel settore.
Il nuovo organismo punta ora a rilanciare e orientare il grande fenomeno della cucina peruviana, che i suoi principali artefici hanno denominato come la nuova arma di rivoluzione sociali, per lottare contro la povertà e la denutrizione partendo dalla messa in valore dell’immenso patrimonio biologico, agricolo e culturale, frutto di millenni di adattamento e di interazione.
La Commissione è composta da rappresentanti del Ministero di Agricoltura, Inclusione e Sviluppo Sociale, Salute, Produzione, Turismo, Ambiente, Cultura, e avrà come consulente la Società Peruviana di Gastronomia, l’ente che organizza la fiera gastronomica Mistura.

venerdì 7 dicembre 2012

Perù: Senza mercato la dieta è povera

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Mario Mancini da Lima) - Nonostante i recenti progressi a livello nazionale, in Perù il fenomeno della denutrizione infantile continua a essere grave, soprattutto per la popolazione rurale. Ma come è possibile che la popolazione più colpita sia poi proprio quella che produce per l’autoconsumo, e che quindi dovrebbe potere assicurare una maggiore sicurezza alimentare, e quindi anche una migliore alimentazione, per i loro figli? 
Come visto in diversi studi (l’ultimo è pubblicato su la Revista Agraria di CEPES, ottobre 2012) non esiste una relazione automatica tra questi fattori, come pure un maggior livello di biodiversità non garantisce una buona nutrizione.
La mappa della denutrizione cronica in Perú fornisce elementi eloquenti: le regioni con maggiori livelli di denutrizione cronica sono anche quelli con maggior produzione agricola orientata all’autoconsumo!
La realtà più critica si registra nel centro del Paese e nella foresta amazzonica. Cajamarca e Huancavelica presentano indici del 27.8% e 36.7% di denutrizione infantile cronica, con una produzione per autoconsumo che raggiunge rispettivamente il 29.8% e 32.7%. L’esempio opposto è dato da Tacna, dove, a un 3.4% di denutrizione si confronta uno 0.9% di produzione per l’autoconsumo.
Una risposta a questa apparente contraddizione si deve principalmente alla composizione dei prodotti delle famiglie più povere e la loro articolazione con il mercato.
Per esempio, nelle regioni a maggior denutrizione, i prodotti principali sono a basso valore nutritivo: papata, manioca e camote (patata americana), hanno basso valore energetico per un alto contenuto di acqua. Mentre sarebbero più importanti a livello nutritivo i grani (per maggior contenuto di proteine) e la frutta (per vitamine e minerali).
Un altro esempio: sebbene Apurimac e Junin presentino gli stessi indici di autoconsumo, rispetto ai tassi di denutrizione si trovano rispettivamente al 28.9% e 20.8%. Anche in questo caso il problema dell’alto livello di autoconsumo riguarda appunto la mancata possibilità di generare reddito e perciò di acquistare prodotti che complementino la dieta fatta di solo alimenti locali. Nelle zone in altitudine e isolate il problema si aggrava per la scarsa varietà dei prodotti agricoli e la lontananza dal mercato rende ovviamente più difficile il commercio e la vendita.
Quindi, il problema non sta tutto nell’autoconsumo in sé, ma nell’autoconsumo di queste comunità che non riescono (più) a scambiare prodotti, mediante il meccanismo del baratto (arcaico) o del mercato (moderno), per via dell’esclusione sociale, dell’isolamento geografico, della povertà.
Il paradosso diventa allora quello dei “sistemi produttivi” che il Perù vanta da sempre come diversissimi ma che sono oggi scarsamente collegati.
Il Perú è considerato un Paese ad altissima diversità biologica, ecologica e climatica – caratteristica condivisa anche da altri paesi della regione, come la Bolivia, l’Ecuador, la Colombia, il Brasile - per cui il sistema produttivo agricolo non può che essere valutato nella sua articolata complessità. Prodotti come la patata nativa, la quinoa, olluco, oca, eccetera, sono infatti parte di un sistema produttivo agricolo basato sull’interconnessione dei denominati piani ecologici andini, che nell’epoca incaica rappresentavano proprio l’elemento fondante della prosperità.


giovedì 29 novembre 2012

Perù: ricchi di biodiversità, poveri di nutrizione

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare! 

(Giulia Valania da Lima) - Uno dei paradossi più eclatanti in Perù è arrivare nelle comunità di Chopcca a Huancavelica, tra Paucará e Yaulidue, le più povere del Paese: ci accoglie un paesaggio lirico che dagli altopiani scende tra campi variamente coltivati, tra donne che vanno e vengono con greggi misti (principalmente pecore, ma anche mucche, lama e suini). E da queste parti vantano ben 98 varietà di patate, 15 di fagioli, 12 olluco, 15 di Mashua, 11 di oca (tubercoli andini), 2 di orzo , 3 di tarwi (varietà di legume) e vari ecotipi di cavolfiore selvatico. Eppure la stessa comunità vanta anche un tasso di denutrizione cronica che oscilla tra il 40% e il 55%: secondo i dati dell’INEI uno dei più alti del Paese. Vale a dire che pur essendo un centro di alta agrobiodiversità, paradossalmente, vi si trovano le popolazioni più povere. 
Dal momento che le colture andine sono note per il loro alto valore nutritivo, si è cominciato a studiare più da vicino gli effetti della coesistenza tra agrobiodiversità e malnutrizione, anche perché la letteratura scientifica sostiene al contrario, che l’agrobiodiversità garantisce una dieta più varia, quindi anche una migliore alimentazione. Lo studio non ha però riscontrato correlazioni tra malnutrizione cronica e la diversità dei parametri di questo campione. Non è stata appurata nemmeno una correlazione tra malnutrizione e tasso di produttività, o la misura e il numero di aziende agricole. Il che indica che produzione agricola e alimentazione non sono strettamente correlati. Una correlazione è stata invece trovata tra il numero di componenti della famiglia e un più alto tasso di malnutrizione: cioé le famiglie più numerose hanno maggiore malnutrizione. Quindi, contare su una maggiore varietà di alimenti, o su un raccolto migliore, non garantisce sempre una migliore nutrizione, che dipende quindi anche da altri fattori. 
La denutrizione cronica è misurata dal rapporto altezza/età sull'anello più debole: il bambino fino a 3 anni. Se dopo i 3 anni il bambino è posto sotto la curva di crescita, come fissato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è difficile invertire il ritardo. L'allarme viene dallo scarso sviluppo mentale associato a questo livello di malnutrizione. 
Lo stato nutrizionale dei bambini di Chopcca è drammatico: il 70% non soddisfa le raccomandazioni per l'assunzione giornaliera di ferro, zinco, acido folico e calcio, mentre la dose giornaliera raccomandata di proteine e vitamina C è soddisfatta da cereali e tuberi. Quando si interrompe l'allattamento al seno, compare la carenza di vitamina A. In realtà, la carenza di ferro è associato ad anemia, che a sua volta causa carenza sullo sviluppo cognitivo, mentre il deficit di zinco li rende più vulnerabili alle malattie. 
Allora, dove è l'idea che agrobiodiversità svolge un ruolo nella nutrizione? Il concetto di diversità nella dieta alimentare è differente dal concetto di agro-biodiversità, in quanto esso si concentra sui prodotti di origine animale, vegetali e frutta per i loro contributi in vari micronutrienti e non in quantità o varietà di raccolto. Così, mentre la diversità di dieta che accomuna patate, riso, frumento, orzo, avena, manioca in un solo elemento di carboidrati (ricchi in energia), può prevenire la malnutrizione; il numero di varietà di colture, la biodiversità agricola, svolge invece un ruolo chiave nel mantenimento della produttività in condizioni meteorologiche avverse e marginali. 
La variabilità genetica delle specie coltivate è uno strumento essenziale per contrastare le vicissitudini del clima, e i ceppi dominanti stanno cambiando o si mantengono a seconda di ogni stagione, adattandosi ai cambiamenti climatici. In definitiva solo indirettamente la diversità agrobiologica influisce sulla nutrizione e la sicurezza alimentare, essendo quest’ultima, a sua volta, influenzata dalla cultura.

giovedì 22 novembre 2012

Perù: Scuola e mensa per i bambini lavoratori

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare! 

(Lucila Cerna da Cajamarca) - La scuola “Jesús Trabajador” è stata fondata a Cajmarca nel 1995, dai Bambini e Adolescenti Lavoratori Organizzati del Manthoc, con l'obiettivo di offrire ai molti bambini e adolescenti lavoratori (NNATs) che, vivendo in situazione di povertà, non avrebbero altrimenti accesso alle istituzioni pubbliche, un’esperienza pedagogica alternativa e innovativa, riconosciuta comunque dal Programma Educativo Regionale (PER). Negli anni l’esperienza educativa è cresciuta ed è diventata anche progettazione, produzione e attuazione di una pedagogia che vuole articolare le dimensioni teoriche dell'istruzione classica con le attività più manuali che fanno ormai parte della vita quotidiana dei bambini e adolescenti lavoratori. Attualmente la scuola segue nelle loro esigenze, realtà e prospettive, 123 bambini e adolescenti lavoratori di età compresa tra 6-17 anni. Per le condizioni di vita personali e familiari lo stato di salute dei bambini in questa zona è molto vulnerabile e ciò influisce notevolmente sul loro apprendimento. Secondo gli ultimi dati a disposizione, il 50% dei bambini sotto i 5 anni di Cajamarca soffre di malnutrizione, e la maggior parte di anemia. Per questa ragione, la scuola del Manthoc offre servizi di assistenza sanitaria, assistenza psicologica, assistenza sociale e anche un supporto ai genitori. Ma il principale servizio extrascolastico è certamente rappresentato dalla Mensa che fornisce ai ragazzi 2 pasti giornalieri, prima colazione e pranzo, per una media giornaliera di 250 coperti. Il costo per i 2 pasti è di 5 soles (1.5 euro circa) e viene sostenuto da genitori, Comune e i sostenitori italiani del Progetto “Il mestiere di crescere”. Il servizio Mensa viene seguito da un medico e da una nutrizionista dell’Ospedale Regionale di Cajamarca che, in base a un accordo con il Manthoc, offrono gratuitamente il proprio supporto professionale. I pasti che vengono preparati in mensa sono basati su prodotti locali e rispondono a un programma di diversificazione alimentare che risponde alle esigenze di alunni con queste caratteristiche e problematiche. Ad alunni e genitori vengono proposte anche lezioni e incontri sulla corretta nutrizione e sulla prevenzione della malnutrizione. Per cui, oltre all’aspetto strettamente nutritivo, la Mensa della scuola Jesús Trabajador è diventata nel tempo uno spazio di condivisione, crescita personale, rafforzamento dell’identità e maturazione di una coscienza sociale che poi si riflette in tutte le attività che vengono proposte ai bambini e ragazzi di Cajamarca.

giovedì 15 novembre 2012

Perù: Biodiversità e solidarietà, binomio della corretta alimentazione

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Alicia Gamarra da Ayaviri) - Nato ad Ayaviri in Perù, il Gies è una delle più interessanti articolazioni tra associazioni in materia di economia solidale: attiva da alcuni anni, oggi raccoglie 12 organizzazioni di primo e secondo livello, in larga maggioranza donne, tra cui anche la cooperativa di risparmio Tikariy e l’associazione di artigiane APAAM. Queste organizzazioni di donne si sono unite proprio allo scopo di migliorare in efficienza produttiva e per ottenere prestito solidale per aiutare le rispettive famiglie.
Tra i gruppi affiliati al Gies di Ayaviri, troviamo l’Associazione Nazionale di Produttori Ecologici del Perú (ANPE), interamente composto da donne che si dedicano alla produzione di grani andini, in particolare della quinoa ecologica, cañihua e kiwicha.
L’Anpe raccoglie in tutto il Paese 12 mila soci produttori e ha come scopo la diffusione dell’agroecologia familiare e la difesa della biodiversità, rigorosamente secondo i principi di solidarietà e sostenibilità ambientale. Infatti la produzione ecologica di grani andini sull’altopiano peruviano è fortemente legata all’identità culturale, e alla ferma volontà di cambiamento sociale attraverso la solidarietà.
Il gruppo di donne di Ayaviri costituisce un esempio di emancipazione economica che viene realizzato sulla base della difesa dell’ambiente e un forte sentimento di responsabilità, tra cui la rivendicazione e la tutela del diritto al cibo, e a un cibo di qualità. Anpe Ayaviri produce per l’autoconsumo delle sue socie, per il mercato locale, per i consumatori di Lima e anche per l’estero. Anima dell’Anpe ad Ayaviri è la signora Rosario Gates dall’insopprimibile passione per le proprie radici. ProgettoMondo Mlal ha partecipato alla creazione del Gies Melgar e sostiene ancora l’esperienza dell’ANPE Ayaviri, dell’APAAM, della Cooperativa Tikariy, con progetti che vogliono diffondere il principio della sovranità alimentare, grazie al rafforzamento dell’agricoltura familiare sempre più legata ai principi di difesa della biodiversità e della solidarietà sociale.

giovedì 8 novembre 2012

Perù: La mensa della strada

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(Mario Mancini da Lima) - La Casa dei bambini e adolescenti lavoratori del Manthoc “Franco Macedo” è stata fondata nel 1989 e si trova nel quartiere Yerbateros del distretto di San Luis, nella periferia di Lima.
I bambini che accedono alla Casa hanno tra i 7 e i 18 anni e la maggioranza di loro svolgono piccole attività economiche in aiuto ai loro genitori, vendendo per strada o nel vicino mercato.
I bambini arrivano alla Casa attratti inizialmente dalla sua mensa, spazio caldo e accogliente dove ritrovano tutti i propri coetanei. Un luogo che quindi è anche preziosa occasione di incontro per dei bambini che vivono essenzialmente la strada, e che si trasforma in opportunità concrete a livello educativo, formativo o semplicemente ricreativo, secondo le iniziative proposte dal Movimento di Adolescenti e Bambini lavoratori cristiani che gestisce la Casa “Franco Macedo”.
Qui ad esempio funzionano molto i laboratori di attività manuali, dove i ragazzi producono biglietti di auguri, quaderni con carta riciclata e ghiaccioli. E periodicamente si organizzano corsi su salute e alimentazione.
Il menu proposto a pranzo è piuttosto vario ed essenzialmente combina sempre il riso alla carne e alla verdura. Il lunedì: spaghetti verdi con salsa di formaggio e hamburger di pollo; martedì: stufato di pollo con piselli, carote, patate, pomodori e riso; mercoledì: minestra di fagioli neri e maiale con insalata di lattuga e pomodori; giovedì: zuppa di pollo, tortilla di carote, broccoli, zucchine, pomodori e spinaci; venerdì: zuppa di fagioli, caucau di trippa con verdure e arrosto; sabato: quinua con pollo. Il tutto accompagnato da un succo di maracuja, o limone, mela, orzata.
Così, solo nel quartiere Yerbateros, si presentano ogni giorno in mensa tra i 40 e i 50 bambini che pagano 1 sol (0.30 centesimi di euro) per ricevere 1 pasto completo, mentre gli adolescenti pagano qualcosa in più a seconda dell’età.
A loro volta, i piccoli clienti della mensa Manthoc, per contribuire a finanziare gite o altre iniziative ludiche della Casa, organizzano le famose anticuchadas, ovvero dei veri e propri banchetti su cui preparano e poi vendono per strada gli anticuchos, spiedini di cuore di manzo.

Ed eccone la ricetta:
Anticucho: 1 cuore di manzo, pulito e senza grasso, sale, olio, peperoncino fresco giallo fresco, stuzzicadenti. Salsa in cui marinare: due spicchi d’aglio grattato, ¼ di tazza di peperoncino fresco grattato, sale, pepe, cumino, ¾ di tazza di aceto, ½ cucchiaino di sale
Preparazione: unire gli ingredienti della salsa per marinare, pulire il cuore, tagliarlo in pezzi da 2/3 cm, metterli in una ciotola a marinare per almeno 12 ore. Mettere poi tre pezzetti in ogni spiedino e cuocerli alla brace ungendoli con salsa di peperoncino e olio.
Generalmente si servono due spiedini di anticucho a persona, accompagnati con una patata bollita, una pannocchia di mais bollito con crema di peperoncino, se si desidera molto piccante.

mercoledì 31 ottobre 2012

Perù: Ghiotti di pannocchie di mais


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Già gli avi degli Incas andavano ghiotti di pannocchie di granoturco arrosto? Sembrerebbe proprio di sì! Un recente ritrovamento di fossili di mais nei siti archeologici della zona costiera di Paredones e Huaca Prieta, in Perù, indicherebbe che già 6.700 anni fa i nostri antenati cucinavano il granoturco.
Si tratta di una scoperta che porta incredibilmente alla luce l’evoluzione e i contesti culturali associati alla primordiale diffusione del mais in Sud America e il suo progressivo adattamento a nuovi habitat. Il mais -è ormai dimostrato- è una della più importanti e antiche colture addomesticate dall’uomo.
I 293 resti di granoturco analizzati dagli archeologi risalgono a un periodo che va dal 4700 al 1000 A.C. e costituiscono alcune tra le più antiche parti di mais ritrovate ad oggi, e sicuramente rappresentano una delle più grandi e morfologicamente diverse collezioni di specie meglio conservate.
Oggi, grazie agli studi fatti su questi campioni, abbiamo nuove e preziose informazioni sulla diffusione e uso del mais e della sua coltura agricoltura nel periodo preceramico, utilissime per capire lo sviluppo delle antiche civiltà preindustriali.
Si è così scoperto che la ricetta della pannocchia arrosto non era patrimonio di tutti, o che almeno sulla costa peruviana il mais a quel tempo non era un alimento così disponibile nella dieta quotidiana, almeno non quanto il pesce, i crostacei, le alghe, il leone marino, le piante selvatiche, la zucca, i fagioli o il peperoncino.
Nonostante ciò, rispetto alla specie trovata in Messico e risalente al 6700 AC, le caratteristiche delle specie di mais peruviane, più produttive e più facili da trasformare in cibo, testimoniano come l’uomo sia comunque intervenuto nella selezione del mais per migliorarne progressivamente la produttività. Il che indica come la coltura del mais fosse già diffusa e sviluppata.

martedì 23 ottobre 2012

Perù: Al via il programma “Bambini robusti”

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(Mario Mancini da Lima) – Un nuovo programma del governo peruviano trasforma la vecchia idea di “sussidio alimentare” in un originale concetto educativo di alimentazione scolastica. Entro il 2016 –è questa la promessa- verranno coinvolti 3,9 milioni di bambini delle scuole primarie e secondarie.
Il Consiglio dei Ministri ha stabilito dunque di dismettere entro il 31 dicembre il Programma Nazionale di Assistenza alimentare (Pronaa) e contestualmente di avviare la nuova iniziativa “Qali Warma” (bambino robusto, in lingua quechua).
Il ministro allo Sviluppo e Integrazione sociale, Carolina Trivelli, ha confessato che si è trattato di una decisione “molto difficile”, presa “per il futuro dei programmi sociali, nel contesto della riforma e dell'efficienza”.
Per quanto riguarda il nuovo programma, i primi servizi saranno offerti, a partire dal prossimo anno, ai bambini tra i 3 ei 12 anni delle scuole pubbliche. Il programma di alimentazione scolare Qali Warma fornirà la prima colazione e il pranzo, secondo menù nutrienti basati sulla produzione locale e che stimoleranno il consumo di grani andini come la quinoa e altri.
Si tratta di un’iniziativa che vuole capovolgere la logica attuale, e che punta soprattutto a risultati in termini di migliore alimentazione e di maggiore diversità alimentare, con una priorità alla partecipazione della comunità educativa perché si faccia carico di migliorare le abitudini alimentari dei bambini e promuovere lo sviluppo e la valorizzazione delle cucine regionali.

venerdì 12 ottobre 2012

Perù: L'arma sociale degli chef Adrià e Acurio

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(Mario Mancini da Lima) - La cucina come “arma sociale” è l’interessante scommessa in cui si sono lanciati gli chef Ferran Adrià e Gastón Acurio. Ne è nato un documentario ("Peru sabe”) che raccoglie storie di successo di cuochi e produttori peruviani che, appunto, sono riusciti a trasformare la propria realtà grazie alla cucina.
Ferran Adrià, uno dei migliori chef del mondo, ci spiega: "Il mio sesto senso mi diceva che quanto stava succedendo in Perù era importante, poi durante i miei viaggi ho scoperto molte cose: l’elemento più importante della cucina peruviana è la varietà e la ricchezza dei prodotti, il che fa pensare che ci siano almeno 5 o 6 cucine peruviane”. E Gastón Acurio, rinomato cuoco peruviano e principale artefice di questa rivoluzione gastronomica, ci tiene a sottolineare come il documentario "Perù sabe" metta bene in evidenza quanto la cucina peruviana possa diventare un motore che motiva la creatività di migliaia di persone.
"La cucina è uno spazio inclusivo, di storie positive e di opportunità, uno spazio che può anche generare ricchezza” – sostiene Adrià - Il potere che ha la cucina non ha prezzo, quindi è da considerarsi a tutti gli effetti un'arma sociale".
L'idea del documentario è nata da una discussione di Adrià con suo fratello che gli aveva riferito quanto di incredibile stava accadendo in Perù: più di 80.000 giovani avevano scelto di studiare cucina. Dunque, la cucina, qualcosa di così quotidiano in qualsiasi altro Paese, è diventata un’occasione di cambiamento per il Perù. Una macchina che muove agricoltori, produttori, chef, imprenditori, ristoranti, consumatori.
E il documentario “Perù sabe” è il risultato di questo viaggio, una testimonianza emozionante di come la cucina peruviana abbia trovato, una volta tanto in sé, una buona ricetta per promuovere lo sviluppo sociale ed economico del Paese.
La cucina sta diventando insomma una delle risorse più importanti della regione e il fenomeno rischia di espandersi nel resto dell'America Latina.

venerdì 5 ottobre 2012

Perù: Un buon ambiente per la sicurezza alimentare

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Il Perù è un Paese con un buon ambiente per la sicurezza alimentare.
Il dato, relativo all'indice globale della sicurezza alimentare 2012 (GFSI), è stato pubblicato dalla Economist Intelligence Unit dell'Economist.
Tra i 105 Paesi esaminati, il Perù risulta al 48° posto e in nona posizione rispetto ai 19 inclusi nella pubblicazione dei Paesi dell'America Latina e dei Caraibi, preceduto da Cile, Messico e Brasile.
La migliore posizione del Paese andino è nella categoria Accessibilità (46), mentre risulta più arretrato per quanto riguarda Disponibilità (55), Qualità e Sicurezza (53).
Lo studio rileva inoltre che principali punti di forza del Perù sono le tariffe basse dei prodotti agricoli (6) e la bassa volatilità della produzione agricola (40).
D'altra parte, le principali sfide del Paese andino stanno contribuendo a un aumento della spesa pubblica per quanto riguarda proprio ricerca e sviluppo (65) e adeguatezza della catena alimentare (69).
Il GFSI 2012 viene considerato uno strumento fondamentale per valutare, sulla base della definizione utilizzata dal Vertice Mondiale sull'Alimentazione (1996), i progressi della sicurezza alimentare nei 105 Paesi coinvolti, e a livello internazionale nelle categorie di Accessibilità, Disponibilità, Qualità e Sicurezza.
Parallelamente, anche i prezzi del cibo sono un elemento determinante nella sicurezza alimentare e in particolare influiscono sull'Accessibilità.
Pertanto il GFSI costruisce un fattore di aggiustamento che misura storicamente quanto l'inflazione alimentare globale si riflette nei prezzi dei prodotti alimentari in ogni Paese.
Questo fattore viene aggiornato su base trimestrale in base alle variazioni dell'indice dei prezzi alimentari della FAO, che in questo modo costituiscono un preallarme alla crisi che possa minacciare la sicurezza alimentare di un Paese o peggiorare condizioni di quelle classificate come povere.

giovedì 27 settembre 2012

Perù: La rivoluzione alimentare parte da qui

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(Mario Mancini da Lima) - “Mistura” (ovvero mescolanza di piatti e sapori) è la Fiera gastronomica più importante dell’America Latina. Si svolge ogni anno a Lima in Perù ed è diventata negli anni un grande festival culturale in cui tutti i peruviani si incontrano, senza distinzioni, per riaffermare un forte senso di identità e celebrare la tradizione culinaria e l’incredibile biodiversità di questo Paese.
Alla quinta edizione
, che si è conclusa il 16 settembre scorso, hanno partecipato più di 400mila persone. Vi erano riuniti i diversi protagonisti della catena gastronomica: dai piccoli agricoltori, ai cuochi, panettieri, venditori di cibo, pasticceri, camerieri, ristoranti e scuole di cucina, tutti a rendere omaggio alla biodiversità del Perù, uno delle più ricche del mondo.
Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza gli sforzi dei contadini, custodi gelosi e amanti della Madre Terra (la Pachamama) che, nel corso dei secoli, hanno saputo interpretare il clima e l'ambiente geografico per fornire i prodotti più diversi presentati al Mistura.
Quest'anno la Fiera Mistura era dedicata ai diversi tipi di grano andino, noti anche come “l'oro degli Incas". E, proprio in occasione dell’inaugurazione, il Ministro per l’Ambiente, Manuel Pulgar Vidal, ha sottolineato come: "I grani andini come quinoa, la kiwicha, la kañihua e la biodiversità, sono i nostri maggiori sostenitori contro la fame, la malnutrizione e la povertà".
"Usare grani tradizionali come la quinoa, non solo diminuirebbe i prezzi dei prodotti alimentari e li renderebbe più stabili, ma migliorerebbe il contenuto nutrizionale complessivo delle diete dei peruviani contribuendo a rivoluzionare la lotta contro la malnutrizione".

giovedì 20 settembre 2012

Perù: Un terzo mangia poco

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(Mario Mancini da Lima) – Quasi un terzo della popolazione peruviana consuma meno calorie di quanto necessiti. Nel 2008, a livello nazionale, il tasso di persone con deficit calorico è stato del 30,9%, un dato che indica comunque un decremento del 4,9% rispetto al tasso del 2002.
Ciò nonostante, anche se vengono registrati miglioramenti statistici in alcune aree urbane e rurali, è importante rilevare che il 42,5% della popolazione rurale non riesce ancora a consumare l’apporto calorico minimo raccomandato.
Huánuco, Pasco e Huancavelica, seguito da Loreto, Ayacucho, Cusco e Puno sono i dipartimenti in cui quasi il 50% della popolazione ha un deficit calorico, con percentuali che oscillano tra il 40% e il 50%.
Rispetto all’obiettivo di dimezzare la percentuale di persone che soffrono la fame entro il 2015, tra il 1990 e il 2008 in Perù risulta in meno di 20 anni complessivamente raggiunto per l’81%. Se però a livello nazionale il numero di bambini bambine dal peso non corrispondente alla loro età è stato notevolmente ridotto, non si può dire altrettanto delle zone rurali dove la denutrizione infantile segna ancora un tasso del 9,5%.
Il trend di riduzione della denutrizione è stato del 10,8% tra il 1991-1992 e del 5,9% nel 2007-2008, e si conta di raggiungere presto l'obiettivo del 5,4% fissato per il 2015. Nelle aree rurali questo indicatore rimane però alto, colpendo tra il 2007-2008 il 9,5% dei bambini sotto i 5 anni, in particolare le ragazze.
La malnutrizione cronica colpisce maggiormente i bambini delle zone rurali e la denutrizione cronica riguarda ancora oltre il 20% dei bambini sotto i 5 anni.
Dal 1991-1992 si è registrato un calo significativo di malnutrizione infantile cronica che dal 36,5% è passata nel 2007-2008 al 21,9%.
Esistono tuttavia ancora grandi differenze tra le aree urbane (11,8%) e rurali (36,3%). L'anemia nei bambini è un altro indicatore fondamentale che colpisce il 56,8% dei bambini sotto i tre anni e fortunatamente negli ultimi anni ha avuto un miglioramento significativo.