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lunedì 12 gennaio 2015

LE DONNE NUTRONO L’AFRICA



La terra del Kwango non è più terra madre, grassa e rossiccia; il suolo è sabbia, vi cresce solo l'erba alta e la paglia della savana che non è più foresta come lo era un tempo. Sulla strada verso Kimbau e Matari, nel sud della Diocesi di Kenge, per chilometri non si vedono più i grandi alberi secolari, ma solo arbusti spinosi. Il futuro è la desertificazione.
Eppure a Kenge 2, cresciuta sulle rive del grande fiume Wamba, la terra, fertilizzata dalle ninfee decomposte dall'acqua che scorre lentamente fra gli alberi è ancora madre. La palma da olio è un concentrato di vitamina A.
Quando, alla fine della stagione secca, comincia la siccità, e si fa sentire la fame, si assiste al miracolo di una farfalletta gialla che depone le uova prima dell'alba sull'erba bagnata di rugiada, da cui nascono dei bachi, le mindolo e le banguka, una fonte di proteine nobili, una vera manna dal cielo. Raccolte all'alba dai ragazzi della scuola, vengono strizzate, lavate, arrostite e possono essere mangiate anche dopo un anno.
Presso gli Yaka di Kenge 2, sono le donne che coltivano la terra madre e matrigna: partono per la foresta alle 4 del mattino per raccogliere la manioca e, per almeno 4 giorni, mettere a lavare nell'acqua corrente del fiume le sue radici rese amare dal cianuro in esse contenuto. Questo cianuro protegge la pianta dalle aggressioni dei roditori, ma se non viene eliminato provoca il Konzo, una paralisi irreversibile delle gambe.
La manioca si mangia tutta: radici e foglie. Le prime vengono trasformate in farina e polenta (luku), le seconde pestate fino a divenire una purea (saka-saka), il tutto ben condito con l'olio di palma.
La chikwanga è il pane di manioca, che viene avvolto sapientemente dalle donne nella foglia di banano e poi cotto a bagnomaria.
A Kenge 2, le donne lo preparano la sera, quindi aspettano che l'acqua si raffreddi, poi lo fanno asciugare e lo vendono ai lati delle strade dove i ragazzi della scuola lo acquistano a meno di 10 centesimi per il loro pasto di mezzogiorno.
La chikwanga può mantenersi fresca anche una settimana, e si combina bene con companatici poveri come la Mfumbwa, una foglie di color verde scuro molto dura e carnosa che va tritata fine per essere appetibile, ma che è ricca di ferro e vitamine. Le donne la cuociono nella burrosa pasta di arachidi che, molto più della soia, è ricca di proteine vegetali, acidi grassi essenziali e calorie.
Sono le donne che nutrono l'Africa: protagoniste di tutte le fasi dell'alimentazione della loro famiglia, dalla semina, al raccolto, alla lunga preparazione, fino al momento che imboccheranno i bambini, gli anziani e i malati.

Dott. ssa Chiara Castellani
Progetto Amici di Kenge
Repubblica democratica del Congo

mercoledì 9 gennaio 2013

Mozambico: Tutti liberi davanti alla fame

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare! 

(Francesco Margara da Nampula) - Polli, mais, manioca, ortaggi vari, una dieta variata ed equilibrata, una produzione sostenibile e il più possibile basata sull’auto-sostentamento.
Queste sono le parole d’ordine con cui ProgettoMondo Mlal lavora allo sviluppo del progetto Vita Dentro. Parole che nel momento stesso in cui le abbiamo pronunciate la prima volta, hanno cessato di essere tali per diventare azioni vere e proprie. Come la campagna “Io non mangio da solo” ha più volte messo in evidenza, il progetto Vita Dentro ha portato avanti attività volte alla riduzione della malnutrizione della popolazione carceraria di Nampula e provincia.
La produzione avicola della Sezione Femminile della Rex di Nampula ha per esempio portato alla produzione di 2.300 polli, dei quali circa 400 hanno costituito il pasto sulle tavole di 30 detenute. Una o due volte alla settimana, quindi, 10 polli fanno parte dell’alimentazione quotidiana, con risultati ottimi a livello di miglioramento della salute delle detenute. I medici, che una volta al mese vanno a visitarle, mi hanno riportato come negli ultimi 3 mesi lo stato sanitario della Rex sia decisamente migliorato.
Per quel che riguarda la produzione agricola, il miglioramento della dieta dei detenuti della Penitenciaria Industrial di Nampula è legato a un nostro investimento nella produzione locale, sostenibile e variata.
Le tre parole d’ordine del Progetto hanno cioè dato come risultato tangibile 2 pasti al giorno per circa 2.000 detenuti, alimenti diversificati in base alla stagione, e un cambiamento di punto di vista da parte delle istituzioni nei confronti della popolazione carceraria, di fatto oggi in grado di autoprodurre il proprio sostentamento.
Risultati tangibili, quindi, che ogni giorno ci portano ad apprezzamenti da più parti: l’ente finanziatore in primis, i beneficiari, i direttori delle carceri con cui lavoriamo e la gente comune che ci chiede conto di quanto stiamo facendo. E’ per questo motivo che, anche voi nostri sostenitori in questi 4 mesi di campagna, potete stare certi del nostro impegno nel continuare le nostre attività, e con la stessa voglia e la stessa attenzione di sempre.
Anzi, se possibile, sarà ancora maggiore, perchè vogliamo sempre di più da noi stessi e per i nostri beneficiari: persone in carne ed ossa, a rischio malnutrizione come migliaia di loro simili.
Con o senza “catene”, perché davanti alla fame dobbiamo essere tutti “liberi”.

martedì 8 gennaio 2013

Burkina Faso: Non è più emergenza

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Valentino Piazza, direttore ProgettoMondo Mlal) - C’è grande soddisfazione per i risultati ottenuti nella lotta alla malnutrizione infantile (in particolare nei bambini da 0 a 2 anni) nella regione di Cascades, dove lavoriamo da oltre 7 anni.
Oggi i dati del Ministero della Salute Burkinabè ci dicono che la regione non è più “zona rossa” per la malnutrizione e che, anzi, in questa regione la malnutrizione infantile può considerarsi sotto controllo. Un risultato importante al quale hanno contributo più iniziative e tanti attori. Pur tuttavia, secondo l’Unicef nostro partner in Burkina Faso, un contributo decisivo è giunto dai nostri progetti.
La chiave del nostro risultato sta sicuramente nelle due parole d’ordine che contraddistinguono la nostra azione: “epidemiologia comunitaria”, un approccio assolutamente speciale che stiamo promuovendo con passione proprio nei programmi di lotta alla malnutrizione infantile, sia attraverso il lavoro diretto della nostra equipe di medici e infermieri nei villaggi rurali più esposti a questa malattia, sia sensibilizzando e coinvolgendo in questa azione gli infermieri dei Centri di Salute e le Direzioni Distrettuali del sistema sanitario pubblico burkinabe.
L’epidemiologia comunitaria nasce da un’idea semplice: il controllo di malattie come quella della malnutrizione può essere ottenuto facendo diventare le comunità protagoniste del processo di cura. Insomma i malati, con il proprio intorno di familiari, amici e concittadini, non sono più “pazienti” passivi del sistema sanitario ma artefici della propria guarigione. E questo può avvenire quando la comunità prende coscienza di queste sue potenzialità e si organizza per poterle esprimere. Da parte nostra, sosteniamo questo processo formando i leader locali e offrendo strumenti di lavoro efficaci per una lotta alla malnutrizione a livello comunitario.
In 5 anni abbiamo attivato quasi 100 “cellule nutrizionali”, cioè, più semplicemente, 100 gruppi organizzati di donne che in altrettanti villaggi hanno imparato a monitorare il peso dei bambini, seguirne la crescita, rilevare i casi di malnutrizione “nascosta”, cioè la malnutrizione cronica, preparare pappette arricchite efficaci per il recupero dei casi di malnutrizione rilevati.
Un grazie di cuore a tutta la nostra equipe locale che lavora con immensa dedizione e anche ai nostri sostenitori che ci hanno permesso di ottenere questi importantissimi risultati.

venerdì 4 gennaio 2013

Mozambico: La sicurezza alimentare si costruisce in carcere

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!  

(Francesco Margara da Nampula). I dati sulla denutrizione in Mozambico parlano chiaro e non lasciano dubbi sul fatto che il Paese sia uno dei più problematici a livello di nutrizione e sicurezza alimentare. Il 2008 e il 2009 hanno registrato tra il 35 e il 44% dei minori di 5 anni denutriti, principalmente per scarsa disponibilità di cibo. Mentre la media nazionale si aggira tra il 22,5 e il 55%.
Nei nostri progetti all'interno delle carceri, sia per adulti ma soprattutto per minori, sosteniamo anche la produzione agricola, quale mezzo per migliorare la dieta dei detenuti attraverso una diversificazione dei pasti, fornendo vegetali di vario tipo e anche carne, soprattutto di pollo, prodotta anch'essa nelle strutture carcerarie con le quali lavoriamo.
Tutto ciò serve anche come fonte di auto-sostentamento. Infatti la produzione agricola consente alle strutture di reclusione, in particolare la Penitenciaria Industrial de Nampula, di destinare i fondi per l'alimentazione ad altre spese urgenti per garantire condizioni di vita degne a tutti i detenuti.
Il progetto Vita Dentro prevede inoltre la creazione di unità di produzione e commercializzazione nella sezione femminile Rex, in particolare produzione di polli che verranno utilizzati in parte per l'alimentazione delle detenute, in parte commercializzate ai ristoranti della zona e infine sarà fatta una vendita al dettaglio per chiunque voglia finanziare un'attività sociale di questo tipo.

giovedì 3 gennaio 2013

Burkina Faso: Acqua e igiene a scuola, un obiettivo non sempre facile

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Marianna Mormile da Gaoua) - Un momento speciale per la scuola Amitié (Amicizia), situata a pochi chilometri dal centro di Loropeni, in uno dei più grandi comuni della regione di sud-ovest del Burkina Faso con ben 65 villaggi.
Se la ristrutturazione della pompa programmata non è andata a buon fine per un problema di insufficienza d'acqua, ora paesani e docenti puntano a tenere vivo l'entusiasmo e impegnarsi per adottare pratiche igieniche più appropriate. La scuola infatti è stata scelta anche per la costruzione di nuove latrine visto che le precedenti si stanno sgretolando, e presto inizieranno i lavori.
Selezionata tra i 135 siti di ristrutturazione della pompa utilizzata come pozzo che si trova nel cortile, la struttura scolastica nei giorni scorsi ha vissuto momenti particolari, con l’impresa responsabile della prima fase dei lavori arrivata con i macchinari per spurgare tutta l’acqua rimasta bloccata a causa del guasto.
Nonostante il debito dell’acqua fosse troppo basso - e solitamente in questi casi si decida di non intervenire e di individuare un altro sito - una riunione speciale ha poi validato il valore raggiunto poiché, trattandosi di una scuola, la pompa non è destinata a essere utilizzata così frequentemente come se fosse l’unica del villaggio.
Tra la grande gioia di bambini e famiglie i macchinari si sono rimessi in moto ma, purtroppo, dopo qualche ora, risolto il problema del debito…l’acqua è rimasta ancora rossa! 
Sicuramente gli anni di inattività della pompa hanno determinato qualche cambiamento nella struttura fisica del pozzo che definisce questa contaminazione con la terra, e davanti all’evidenza non è infine stato possibile confermare la ristrutturazione che quindi sarà riassegnata a un nuovo sito nello stesso comune.

venerdì 28 dicembre 2012

Mozambico: scambio di esperienze sul cibo

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Francesca Grego da Nampula) - Al ristorante e centro sociale Prato Feliz, circa una volta al mese vengono organizzate cene e aperitivi a base di una gustosa combinazione tra la tipica cucina italiana e quella makwa. L’idea alla base di questa iniziativa è non solo di incrementare l’incasso e il guadagno del ristorante e diffonderne la fama, ma soprattutto di incentivare, tramite il cibo, l’integrazione tra i due mondi.
Generalmente si cerca di coinvolgere il gruppetto di stranieri che vive e lavora a Nampula, per una serie di ragioni. Anzitutto, pur mantenendo i prezzi a un livello molto più basso rispetto agli standard degli altri ristoranti “per occidentali” della città, si tratta comunque di una cifra che difficilmente il mozambicano medio e frequentatore di “baracche” può permettersi. Infatti, il costo di una cena completa dall’antipasto al dolce, bibite escluse, va dai 300 ai 350 meticais (9-10 euro), per noi più che accessibile, ma per la maggior parte dei nampulensi a dir poco proibitivo. In secondo luogo, queste cene prevedono anche piatti tipici italiani, dalla pasta fredda alle lasagne al forno, dai ravioli con ricotta e spinaci alla parmigiana, delizie per il palato dei bianchi, ma non così amati dagli autoctoni, i quali preferiscono senza indugi la cucina locale.
L’intento di far incontrare le due culture culinarie deriva anche dal desiderio di incentivare il cosiddetto “troca de esperiencias” (scambio di esperienze). È così che lo straniero torna in patria sapendo cucinare la matapa (piatto vegetale), il cabrito (capretto) o il frango makwa (pollo preparato con mango verde, carote e cipolle) mentre, dal canto loro, le nostre due cuoche del Prato Feliz imparano nuove pietanze da proporre di tanto in tanto come alternative al menù tradizionale, con lo scopo di attirare una clientela più variegata e “mista”.
Ad oggi, queste cene hanno sempre ottenuto un successo più che discreto. Giornate intere di lavoro no stop, ma dall’ottimo risultato garantito. E più grande ancora è la soddisfazione quando arrivano richieste di repliche perché le persone hanno apprezzato tanto il cibo, quanto la compagnia. Per noi italiani, tanto legati alla nostra cucina così poco amata da queste parti, è un immenso piacere sentire un abituale cliente mozambicano chiedere: “quando ci sarà la pasta italiana come piatto del giorno?”.

mercoledì 19 dicembre 2012

Mozambico: In "chima" alla catena alimentare

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Francesco Margara da Nampula) - Chima e fagioli, chima e pollo, chima e carril di verdure: se potessero la chima la metterebbero da queste parti anche nel caffellatte!
La chima, ovvero farina di mais, è l’alimento base dei mozambicani. Poveri o ricchi, al nord e al sud, al mare, nelle zone rurali o in città, la chima deve essere sempre in tutti i piatti accompagnata da qualsiasi cosa! Qualcuno potrebbe associarla a una polenta locale, e non si sbaglierebbe nemmeno tanto, ma qui la chima è differente dalla nostra amata polenta. Prima di tutto è bianca, visto che deriva da una varietà di mais locale; in secondo luogo viene macinata spesso a mano con grandi mortai di legno artigianali; inoltre il valore nutritivo è decisamente inferiore alla nostra farina gialla. Di fatto 100 g di chima contengono appena 354 kcal, 8 g di proteine, 77 g di idrati di carbonio e 2 g di ferro, mentre tutto il resto non ha nessun valore nutritivo. La chima quindi è un alimento che fornisce energia ma non ha grassi, né proteine in quantità sufficienti, ed è molto povera di vitamine.
Carboidrati e poco altro, insomma e dal sapore pressoché nullo sebbene con un potere di “riempimento” altissimo!
È per questo che tutti la vogliono, in alternativa al riso che è piatto da giorni di festa.
Noi occidentali siamo molte volte mal visti perché, magari, mangiamo un pezzo di pollo accompagnato dall’insalata e non ci mettiamo la chima accanto. In quei casi il commento è un po’ un equivalente del nostro “Ah… ma allora questa non è vera fame!!!”, come a dire che senza la chima non ci si riempie la pancia. E lo stesso dicono quando ci vedono mangiare un piatto di pasta: “ah, ma quella non è chima, non toglie la fame, cosa lo mangi a fare!?”.
Fufu, pap, fungi, nshima o ugali…Nomi differenti in Paesi diversi per identificare sempre la stessa cosa: la chima!, ovvero il piatto nazionale, la base di qualsiasi tipo di pietanza, e anche molto di più.
Con la chima ad esempio viene prodotto il “maheu”, una bibita energetica venduta a pochi centesimi che sembra un frappè di farina di mais. Può piacere e non piacere ma qui in molti si comprano la loro bottiglietta, riciclata, di maheu a metà mattina per arrivare fino al pranzo. In altri casi la farina bianca poco lavorata viene messa a fermentare fino a dare un prodotto chiamato “cabanga”, vera e propria specialità per gli intenditori! Molti potranno pensare che in fondo si tratta del solito piatto povero per i poveri, così come la polenta lo era per i nostri nonni, vissuti nell’ottocento o durante le guerre quando si mangiava con del pesce secco strusciato sopra per insaporire il tutto. Forse non sbagliereste di tanto ma, appallottolarla tra le mani e intingerla nel mare di sughetto del proprio piatto, posso assicurarvi che è un piacere speciale!

lunedì 17 dicembre 2012

Burkina Faso: Il nuovo pozzo della scuola

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Marianna Mormile da Gaoua) - La scuola elementare di Houlama, come tutta la comunità che la circonda, sono candidate a diventare un posto modello per l’intero Progetto Acqua. Houlmana è un villaggio di 300 persone a 2, 5 chilometri da Kampti, comune tra i più grandi della regione di Sud-Ouest e confinante con la Costa d’Avorio. Qui gli animatori del Progetto hanno trovato una straordinaria motivazione rispetto alle iniziative proposte. Il villaggio è stato infatti tra i primi a versare il contributo richiesto per approvare e avviare la ristrutturazione della pompa per l’acqua che si trova nel cortile della scuola elementare. E vale sottolineare che la procedura adottata è senza dubbio la migliore! Proprio a pochi chilometri dalla scuola c’è un altro pozzo dotato di pompa funzionante e sull’utilizzo comune le famiglie si erano già accordate per corrispondere un contributo. In questo modo, l’ulteriore contributo delle famiglie ha permesso di inscrivere già in questa prima fase il Houlmana ai lavori di riabilitazione previsti dal Progetto. L’associazione degli utilizzatori d’acqua è perciò entrata nel suo ruolo in modo più che naturale e spontaneo, ancor prima di essere formata! Un risultato importantissimo che ci permette di avere grande fiducia nello sviluppo del villaggio. La pompa della scuola di Houlama ha 11 anni, ma sono già parecchi anni che non riesce a tirare su neppure una goccia d’acqua! Con quest’intervento avremo così addirittura 2 punti d’acqua nel villaggio, senza sovraccarico e garantendo una equa distanza dai diversi gruppi di case. La scuola di Houlmana sarebbe candidata anche per la ristrutturazione delle latrine, ma avendo dovuto dare priorità a casi più disagiati, contiamo che il notevole spirito di iniziativa e di solidarietà dimostrati da questa comunità permettano a Houlmana di trovare una soluzione in modo autonomo.

mercoledì 12 dicembre 2012

Mozambico: Il piccolo venditore di biscotti

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(Francesca Grego da Nampula) - Paolinho è un bambino di 7 anni che vive a Ilha de Moçambique. Come la maggioranza dei ragazzini, lo si vede girare per strada a qualsiasi ora, scalzo, con addosso vestiti stracciati molto più grandi della sua taglia, spesso indossati al contrario quando sul davanti sono sporchi.
Paolinho, come tutti i bambini dell’isola, corre dietro agli stranieri, turisti e non, per chiedere soldi, poche monete, che sanno benissimo essere briciole per chi arriva dal continente dei “balocchi”. Spesso si ferma davanti alle porte dei ristoranti frequentati dai bianchi, e li osserva mentre mangiano, a volte agitando le manine per attirare l’attenzione.
Paolinho ha una passione per lo zucchero. Quando mi vede bere un caffè mi chiama indicando la bustina appoggiata sul piattino. Conosce il mio nome e quello di tutti coloro che frequentano l’isola nei fine settimana. Ci corre incontro appena ci vede, urla a perdifiato per paura di non essere sentito e chiede le solite monetine per comprarsi qualcosa da mangiare.
Ma Paolinho è un bambino sveglio e perspicace, grazie all’intelligente suggerimento di un amico mukunha (che in lingua makwa significa bianco), ha capito che per guadagnare qualche soldo gli era più conveniente offrire qualcosa in cambio, una sorta di piccolo affare, piuttosto che chiedere gratis. E così un sabato pomeriggio ci è corso incontro portando sulla testa un cesto pieno di biscotti, 5 meticais l’uno ma, siccome siamo amici, a noi era disposto concedere un piccolo sconto: un biscotto, 2 meticais. Quest’idea di vendere anziché limitarsi a chiedere a Paolinho ha fruttato bene. Come minimo si porta a casa 10 meticais, e l’equivalente in biscotti è tutto per lui.

lunedì 10 dicembre 2012

Burkina Faso: Panettieri in sciopero contro la crisi

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Marianna Mormile da Gaoua) - In questi giorni è difficile trovare pane in Burkina Faso. Da mercoledì 28 novembre, panetterie e pasticcerie sono infatti in sciopero.
Tra le proteste di queste ore, anche denunce pesanti come quella che, a Ouagadougou capitale del Paese, “in alcune pasticcerie i lavoratori sono trattati come schiavi, alcuni datori picchiano i propri dipendenti pagandoli meno del minimo salariale, e nelle province la situazione è ancora peggiore…”. E tra le rivendicazioni dei lavoratori, troviamo la richiesta di “una nuova convenzione statale, un aumento di stipendio, il rispetto del protocollo già firmato”. Già 4 anni fa, nell’estate del 2008, si erano svolte manifestazioni e proteste di strada contro il caro vita, sfociate anche nella violenza e repressione.
Da allora il pane ha continuato ad aumentare ma lavoratori e popolazione sono alla fame.
Questo nuovo sciopero è arrivato proprio nei giorni che hanno preceduto le elezioni legislative e municipali del 2 dicembre.
Si tratta delle prime elezioni dopo la crisi che poi, nel giugno 2011, avevano rischiato di coinvolgere il governo di Blaise Compaoré. Costretto dal malessere in crescita, il presidente Compaoré aveva allora nominato un nuovo governo che aveva parzialmente accolto parte delle richieste, diminuendo i prezzi di alcune derrate alimentari di prima necessità quali il riso, il sorgo e lo zucchero.

martedì 4 dicembre 2012

Burkina Faso: Il bambino che pesava troppo poco

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!
 
La nostra equipe d’infermieri che costantemente visita i villaggi per seguire le attività del Progetto e coinvolgere attivamente i responsabili Nutrizione dei Centri sanitari di riferimento, si trovano spesso ad affrontare anche situazioni difficili da gestire.
E’ quanto accaduto ad esempio a Salimata, una delle nostre infermiere che si trovava a fare visita a Niankar, villaggio a 42 Km da Banfora.
Il giorno della visita è sempre molto importante per la popolazione e per le animatrici che, quindi, grazie al sostegno dell’equipe e del personale sanitario riescono magari a ottenere consigli e informazioni preziosissime per gestire i diversi problemi del momento.
Quel giorno, una madre, con un bambino di 7 mesi e già incinta di 4, si è rivolta a Salimata perché temeva che suo figlio fosse malnutrito ma non riusciva a convincere il marito a lasciarglielo portare al Centro di salute per farlo curare.
Il marito –come aveva riferito la donna- non le permetteva di recarsi al Centro di salute con il bambino perché avrebbe altrimenti sottratto tempo ai lavori nei campi. E per questo motivo insisteva perché si limitasse a ricercare le cure tradizionali praticate già nel villaggio.
In effetti, quando Salimata visita il bambino, si accorge che le condizioni del bambino sono critiche, e il suo peso addirittura sotto i 5 kg! La nostra infermiera si è così fatta carico del problema e ha incontrato il marito della donna e padre del bambino denutrito. Dopo un lunga discussione, Salimata e il responsabile Nutrizione sono riusciti a convincere il marito a lasciare andare la moglie e il bambino fino al Centro di salute, dove il bambino è stato accolto e curato con i prodotti necessari a recuperare nel miglior tempo possibile il suo peso.

mercoledì 28 novembre 2012

Mozambico: Siccità, prezzi alle stelle

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare!

(Martina Adami da Nampula) - Secondo quanto dichiarato dalla FAO il prezzo dei cereali sta raggiungendo quasi i suoi massimi storici. E questa crisi, quasi si trattasse di un copione scontato e immune ai cambiamenti, andrà ad aggravare le già precarie condizioni dei più poveri. La grande siccità che quest’estate ha colpito gli USA e la Russia e che ha danneggiato gravemente i raccolti, ora sta facendo pagare le conseguenze a chi vive già in ginocchio la propria quotidianità. Secondo il Presidente della Banca Mondiale, l’Africa e il Medio Oriente sono le zone più a rischio.
 Le percentuali parlano chiaro: in Mozambico il prezzo del mais è cresciuto in un mese del 110% e corrono anche le quotazioni di grano e soia che nell’ultimo periodo sono aumentate del 30%.
A Nampula la popolazione risente in maniera pesante di questo incremento del costo dei beni primari. Una latta di farina da 20 kg, che a stento in un mese sfama una famiglia di 6 persone (il minimo da queste parti), è passata da 100 meticais a più di 200; un sacco da 20 kg di riso costa 150 meticais in più e se fino a tre mesi fa con 100 meticais era possibile portare a casa 5 kg di patate, ora a stento si raggiungono i 4kg.
Da mesi qui in Mozambico si sta parlando dell’aumento del prezzo del pane e dei trasporti e delle possibili contestazioni che la popolazione potrebbe portare avanti.
Nessuno qui ha dimenticato la rivolta del pane del 2010 e i disordini che ne sono seguiti, ma nonostante questo i prezzi hanno continuato ad aumentare e poco sembra essere cambiato. Nonostante la Banca Mondiale abbia investito quest’anno più di 9 miliardi di dollari per lo sviluppo dell’agricoltura, la politica di una delle principali banche mozambicane si discosta da questo orientamento, scegliendo di sostenere non direttamente il settore primario, ma le imprese legate ad esso. “Appoggiare l’agricoltura non è compito di una banca commerciale”, sostiene in un’intervista l’attuale PCA della Banca Millenium BIM il 19 ottobre 2012 e aggiunge “bisognerebbe avere una banca specializzata”.

lunedì 26 novembre 2012

Burkina Faso: Acqua dell'autogestione

una notizia al giorno per ribadire che IL CIBO È PER TUTTI – se aderisci fai girare! 

Secondo la recente riforma per la gestione dell’acqua, tutti i villaggi in Burkina Faso dovrebbero creare un’associazione che al fianco dell’Amministrazione comunale co-gestisca i punti d’acqua.
In linea quindi con la riforma, in tutti i territori degli 8 comuni partner del Progetto Acqua, ossia 324 villaggi, sono state istituite e formate le “associazioni degli utilizzatori d’acqua”. La mole di lavoro per gli animatori è stata perciò tanta, e la costituzione delle singole associazioni ha richiesto diverse riunioni e aggiornamenti, e in comuni come Kampti e Loropeni con rispettivamente 114 e 73 villaggi, lo sforzo è stato senza dubbio maggiore.
Una volta regolarmente iscritte al registro Ufficiale, e firmata la convenzione con il Comune, l’ultimo passaggio per rendere le associazioni operative è stato definire il prezzo dell’acqua. Quest’ultimo passaggio costituisce ovviamente una vera sfida: come è possibile fare pagare ciò che è considerato da sempre un bene naturale e perciò gratuito? Anche in questo caso il lavoro di sensibilizzazione della popolazione fatto dagli animatori è stato, e continuerà ad essere importante.
L’obiettivo è che tutte le famiglie del villaggio versino una propria quota all’associazione che si occupa della gestione dei punti di rifornimento. Il fondo raccolto permetterà di riparare gli eventuali guasti, rendendo così autonoma ed efficace la gestione dell’associazione e garantendo una buona sostenibilità al nostro intervento. Una prima sessione per la definizione del prezzo dell’acqua si è svolta nel comune di Loropeni, alla presenza dei rappresentanti dei comitati di sviluppo di villaggio e degli animatori. È stata una sessione pioniera per l’intera regione di Sud-Ouest, e dunque si è fatta particolare attenzione per cogliere tutti gli input che permettono di migliorare l’approccio e di raggiungere così l’obiettivo anche con la popolazione interessata. Dopo una giornata di contini scambi e discussioni il prezzo dell’acqua è stato fissato all’unanimità in 3.000 franchi burkinabè all’anno per famiglia, ossia 4,50 €. da oggi proveremo ad estendere la stessa esperienza a tutto il territorio interessato.

mercoledì 21 novembre 2012

Mozambico: Il topo che fa acquolina in bocca

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(Francesca Grego da Nampula) – Ero sul treno da Nampula a Cuamba: 360 km immersi in uno dei più suggestivi spaccati di vita mozambicana, e osservavo gli altri passeggeri locali fare passare le 14 ore di viaggio sgranocchiando spiedini di topo, fritto, o grigliato.
Nel nostro immaginario il topo è maggiormente associato alla sporcizia, alle malattie, oltre che essere semplicemente un animale per il quale si prova ribrezzo e anche paura.
Ma in Mozambico, con metà della popolazione sulla soglia della povertà assoluta e con i prezzi del pane che aumentano gravando ancora e sempre sulle fasce più deboli, l’immagine associata al topo è un po’ diversa, per ovvie ragioni.
Nel villaggio di Madamba, per esempio, i locali sono per lo più tutti impegnati nella cattura e nella vendita di ratti, che fanno parte della cucina locale e vengono considerati un piatto prelibato. Uno spiedino con 6-7 topi arrostiti costa circa 30 centesimi e un cacciatore di topi può guadagnare fino a 3 dollari al giorno, che per lo standard mozambicano rappresenta una cifra dignitosa.
Anche a Gurue, verdissima località montana a 260 km da Nampula, nota per la pace, la tranquillità e la natura selvaggia, nonché per la produzione del tè, il mercato del paese offre una novità rispetto alla tipica gamma di cibo locale: spiedini di topo, fritto, o grigliato.
Ma ritrovo questo insolito “manicaretto” anche nei nostri itinerari quotidiani, quando, all’altezza di Monapo, si lascia la strada principale per prendere i 40 km di sterrato che attraverso campi di cotone e luoghi incontaminati ci porteranno al carcere di Itoculo. Davanti alla prigione, mi viene incontro David, un detenuto di 23 anni che mi saluta porgendomi la mano sinistra perché nella destra nasconde due topi: “Scusa, sì, li ho uccisi proprio un attimo fa - mi dice- sono per il pranzo. Adesso li friggo”.
Ormai i miei colleghi mozambicani ridono quasi comprensivi quando, al grido “rato!”(topo), salto sul tavolo con un’agilità olimpionica…