venerdì 16 settembre 2016

Protagonista la Quinoa

Da 5.000 anni alimento di base della dieta delle popolazioni andine, la quinoa sarà protagonista della prossima campagna “Io non mangio da solo” di ProgettoMondo Mlal.
Il 16 ottobre Giornata Mondiale dell'alimentazione, sacchetti di quinoa andina verranno distribuiti da soci e volontari in cambio di una minima donazione a sostegno delle comunità degli altipiani andini che, in appezzamenti ristretti e con tecnologie e sistemi ancestrali, producono piccole quantità di almeno 50 specie di quinoa. Il che rende le comunità custodi del grandissimo patrimonio genetico di questo grano dall’alto valore nutrizionale. Inoltre la coltivazione della quinoa è tutt'ora a maggioranza biologica e ad altissimo grado di biodiversità. Perù e Bolivia coprono, con 82mila tonnellate, il 92% della produzione mondiale.
La quinoa vince la fame e la malnutrizione sui grandi altipiani andini e sarà il seme della solidarietà con cui insieme faremo crescere il mondo.
Partecipa alla campagna “Io non mangio da solo”, scegli la loro quinoa, mandaci una tua ricetta, dona un tuo sostegno alle comunità che, con mille fatiche e zero aiuti, si affidano da 5.000 anni a questa pianta.

inononmangiodasolo@mlal.org – dona subito: clicca qui

Uno chef re della quinoa

Sviluppo, cultura, opportunità e soprattutto sentimento. Sono le parole chiave dello chef Flavio Solorzano, patron del ristorante Señorío De Sulco di Lima e ospite a Mistura dello stand di ProgettoMondo Mlal Perù al fianco dei piccoli produttori della rete di economia solidale. “La gastronomia – dice lo chef- è innanzitutto un sentimento: e provando amore per la propria cucina si partecipa allo sviluppo del Paese. La cucina è infatti un motore di sviluppo sociale che, successivamente, diviene sviluppo economico”.
E poi pensando all’agricoltura famigliare che il Progetto “Sumaq Llankay” promuove sugli altipiani andini, lo chef dice: “Per la grande varietà del territorio, il Perù non consente coltivazioni di grande estensione e questo “salva” il territorio dalle mani delle grandi imprese. Per questo motivo sopravvivono meravigliosi spazi gestiti a livello familiare. Ed è in questo modo che la gastronomia contribuisce allo sviluppo economico e sociale del nostro paese”.
La cucina, quindi, ma dietro alla magia del piatto, lo chef vede prima di tutto l’agricoltura famigliare e, protagonista assoluto, il contadino: “Di fatto il campo è l’ambito in cui si apprende di più, proprio grazie all’esperienza diretta”.
“ll produttore agricolo – conclude Solorzano- può trarre grandi opportunità dalla cucina, soprattutto se la cucina, quella che fa innamorare e trasforma il prodotto in un buon piatto o in un buon bicchiere, è riconosciuta come una magia condivisa”.
Leggi l’intervista integrale a Flavio Solorzano,
di Federica Amato, servizio civile ProgettoMondo Mlal 2015-2016

La cucina peruviana non ha mai avuto tanta notorietà come in questo momento, crede sia un fenomeno di moda o qual è il suo vero stato di salute?
Sicuramente la cucina peruviana non ha mai avuto tanta notorietà come in questi ultimi 10 anni e la notorietà di per sé può essere un’arma a doppio taglio, ti fa sentire il migliore da un momento all’altro, così come un momento dopo puoi venire oscurato da un’altra cucina e così passi in secondo o terzo piano.
Dunque questa notorietà va accolta con orgoglio da parte dei peruviani e con molta responsabilità da noi chef. Sono certo che se ci mettiamo impegno e serietà ci sono tutte le condizioni perché questa notorietà sia sostenibile nel tempo, a cominciare dal fatto che disponiamo di tutto ciò di cui si ha bisogno per avere un’ottima cucina.
In questo senso il Perù ha cominciato a lavorarci già 30 anni fa. Ben due generazioni, cioè, la nostra e prima ancora quella dei nostri genitori hanno colto il potenziale della cucina peruviana. Questa terra benedetta, che ha nelle Ande la sua colonna vertebrale, ha un territorio con molte altitudini: non solo la costa e la foresta, ma una costa che, salendo di altitudine, si fa sempre più variegata e una foresta che può essere anche molto alta. Ciò regala al Perù una biodiversità molto ricca.
Inoltre, l’influenza culturale legata alla forte immigrazione ha arricchito molto la nostra cucina: il fatto che ciascuna cucina abbia due versioni, la versione originale del Paese di provenienza e la versione adattata al Perù, ha fatto sì che la proposta sia già molto varia in sé e con grandi aperture alle altre culture gastronomiche.
C’è una connessione virtuosa tra questa notorietà e lo sviluppo sostenibile del paese?Credo che per lo sviluppo del proprio Paese si debba tutti fare del proprio meglio. Anche il singolo cittadino deve provare orgoglio e fiducia per il proprio Paese. Si tratta di un sentimento, perché la gastronomia è un sentimento: anche il percepire come ottima la propria cucina fa sì che i cittadini si sentano coinvolti nello sviluppo del proprio paese. La cucina è insomma un motore di sviluppo sociale che, successivamente, diviene sviluppo economico.
Va sottolineato che il Perù è un paese essenzialmente agricolo, con più di 3 milioni di persone impegnate esclusivamente nelle campagne. A causa della grande varietà del territorio, il Perù non consente coltivazioni di grande estensione e questo “salva” il territorio dalle mani delle grandi imprese. Per questo motivo sopravvivono meravigliosi spazi gestiti a livello familiare. Ed è in questo modo che la gastronomia contribuisce allo sviluppo economico e sociale del Perù.
Quali sono le opportunità per i piccoli produttori locali in un contesto come questo?Il produttore locale gode di grandi opportunità se la cucina, quella che fa innamorare e trasforma il prodotto in un buon piatto o un buon bicchiere, è riconosciuta come una magia condivisa. Quattro giorni fa sono stato in una zona un po’ pericolosa del paese dove ho incontrato un signore che coltivava 36 varietà di avocado; chi può fare una cosa del genere è qualcuno che desidera ottenere il meglio da ciascuna stagione dell’anno, da qualsiasi clima e che si impegna perché il prodotto renda al meglio. È una questione di orgoglio, ci si sente una persona colta che conosce tutta la storia dei propri prodotti. Parlare con queste persone è straordinario. In zone come quella dove sono appena stato non ci sono solo semplici agricoltori, ma veri e propri conservatori.
Quali sono i prodotti che hanno maggiormente bisogno di essere valorizzati?Ci sarebbero moltissimi, innumerevoli prodotti. Esistono per esempio quasi 4000 varietà di patate e 600 varietà di yucca, di frutta ne esistono 150 tipi e ciascuno ha la proprie varietà; ad esempio, l’avocado ha circa 30 varietà, così come la lucuma e la chirimoya. Quando ho chiesto a un agricoltore di darmi un tipo di lucuma, mi disse “io conosco 35 varietà di lucuma e posso mescolare queste varietà per ottenere esattamente quello che desideri”. Persino chi apparentemente è un esperto, risulta non sapere quasi nulla di fronte ad un produttore. Un giornalista francese mi ha giustamente fatto notare come l’unica differenza tra un produttore francese e uno peruviano è che il primo è andato a scuola, sicuramente ha studiato all’università, è una persona con un reddito piuttosto alto, che conosce l’economia e sa fare affari, mentre il secondo non ha fatto nulla di tutto ciò, ma la grande conoscenza dei propri prodotti e della propria terra è lo stesso. Di fatto, il campo è lo spazio dove più si apprende, grazie all’esperienza diretta.
Tu hai scritto un libro sulla quínoa: perché tra tutti hai scelto questo prodotto?La quínoa mi ha dato la possibilità di non scegliere un unico prodotto, ma piuttosto un gruppo molto ampio con moltissime varietà. Per esempio, la patata, che ha un livello di consumo e apprezzamento molto alto, è già stata classificata in quanto prodotto organico. Era un peccato, e mi faceva persino arrabbiare, il fatto che la quínoa non avesse ricevuto la stessa attenzione: non può essere che un prodotto così versatile e con tale livello nutrizionale non sia conosciuto dalla comunità, non può essere che la gente passi a fianco di un prodotto con tante varietà e qualità e non lo consideri. Ora le cose stanno cambiando e finalmente anche la quínoa sta guadagnando ciò che merita.
Come si possono utilizzare le diverse varietà di quínoa?
Grazie alla ricerca che abbiamo fatto, abbiamo potuto scrivere un libro che contenga informazioni importanti sul prodotto. Il maggior contributo del libro è far sapere ai peruviani che hanno a disposizione molta quínoa e che è necessario organizzarla. In particolare, dal punto di vista gastronomico, la quínoa è organizzata in 4 famiglie (una famiglia è un gruppo molto ampio, all’interno del quale si incontrano diverse varietà: ad esempio, i tipi di patate sono molto pochi ma le varietà sono moltissime). I tipi di quínoa sono: quínoa brillante, quínoa bianca, quínoa trasparente, quínoa colorata. La gente dovrebbe conoscere e sapere come usare questi termini; per questo motivo, ultimamente i libri di cucina sono per fortuna ricchi non solo di ricette ma anche di utili informazioni.
Quali sono le caratteristiche e le proprietà delle diverse varietà di quínoa?Costantemente vengono fatti studi sulle varietà di quínoa; ad esempio, ora stiamo facendo uno studio sulla quínoa gialla, una varietà della famiglia della quínoa colorata. In maniera semplificata, le caratteristiche sono:
-      Quínoa brillante (quella che comunemente la gente chiama quínoa nera): preferibilmente viene utilizzata macinata perché ha una fibra molto dura, si usa per fare pane e biscotti, ha buone proprietà che permettono di pulire l’intestino
-      Quínoa bianca: è il tipo più versatile, si può utilizzare per qualsiasi tipo di preparazione
-      Quínoa colorata: come la bianca, è molto versatile, ma ha uno speciale sapore aggiuntivo dovuto alla sua pigmentazione. Ad esempio, ho appena sperimentato un dolce con una quínoa che viene chiamata “fucsia meraviglia”, non l’ho lavata per conservarne il colore ed è rimasta di un viola molto bello, l’ho usata per un dolce che è risultato molto saporito e con un gusto alla rosa.
-      Quínoa trasparente: si può utilizzare come la bianca, ma ha il vantaggio di essere perfetta per preparazioni liquide, fredde e dolci, poiché ha un pigmento di colore bianco e un po’ di amido che fanno in modo che il liquido diventi un po’ denso, con una consistenza maggiore, simile al latte.
Che suggerimenti darebbe ai produttori del progetto Sumaq Llankay per migliorare i propri prodotti e la loro commercializzazione?Che mi cerchino per fare cose insieme! Vorrei che sapessero che facciamo ricerca continua su temi che possono essere molto utili per loro.
Dove fa la spesa per la sua cucina?Io ho fornitori all’ingrosso e fornitori locali peruviani. In realtà alcuni prodotti non sono peruviani, compro ad esempio alcune cose in Europa, soprattutto dalla Spagna e dall’Italia. La quínoa la compro ad Ayacucho, Ica, Puno e Huaraz.
Al giorno d’oggi, c’è un’attenzione particolare al tema dell’educazione nutrizionale, della sovranità alimentare e della solidarietà da parte dei cuochi. Ad esempio, il testimonial di ProgettoMondo Mlal è lo chef 2 stelle Giancarlo Perbellini, con cui svolgiamo diverse attività educative nelle scuole e iniziative di solidarietà. Anche lei è impegnato o le piacerebbe esserlo, in questo senso?Non sono direttamente impegnato con qualcuno, ma quando mi invitano ad iniziative di questo genere sempre accetto volentieri. Attaverso APEGA, ad esempio, abbiamo realizzato alcune iniziative, lavorando con produttori di quínoa e di yuca, offrendo loro appoggio e presentando loro alcuni tipi di trasformazione del prodotto. Generalmente i produttori ricorrono alla trasformazione industriale, quello che vogliamo insegnare loro è che al posto di questa trasformazione sarebbe meglio utilizzare i prodotti in maniera pura, senza mescolarli con altri prodotti di qualità inferiore. Ad esempio, abbiamo insegnato loro che un prodotto fatto con la sola farina di quínoa ha un valore molto maggiore di un prodotto ottenuto dalla mescolanza di farina di quínoa con farina di grano.
Nell’ambito della giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre Le piacerebbe, dedicare una tua ricetta ai beneficiari del progetto Sumaq Llankay?Assolutamente sì, magari provando ad utilizzare tutti i prodotti del progetto.

lunedì 12 gennaio 2015

LE DONNE NUTRONO L’AFRICA



La terra del Kwango non è più terra madre, grassa e rossiccia; il suolo è sabbia, vi cresce solo l'erba alta e la paglia della savana che non è più foresta come lo era un tempo. Sulla strada verso Kimbau e Matari, nel sud della Diocesi di Kenge, per chilometri non si vedono più i grandi alberi secolari, ma solo arbusti spinosi. Il futuro è la desertificazione.
Eppure a Kenge 2, cresciuta sulle rive del grande fiume Wamba, la terra, fertilizzata dalle ninfee decomposte dall'acqua che scorre lentamente fra gli alberi è ancora madre. La palma da olio è un concentrato di vitamina A.
Quando, alla fine della stagione secca, comincia la siccità, e si fa sentire la fame, si assiste al miracolo di una farfalletta gialla che depone le uova prima dell'alba sull'erba bagnata di rugiada, da cui nascono dei bachi, le mindolo e le banguka, una fonte di proteine nobili, una vera manna dal cielo. Raccolte all'alba dai ragazzi della scuola, vengono strizzate, lavate, arrostite e possono essere mangiate anche dopo un anno.
Presso gli Yaka di Kenge 2, sono le donne che coltivano la terra madre e matrigna: partono per la foresta alle 4 del mattino per raccogliere la manioca e, per almeno 4 giorni, mettere a lavare nell'acqua corrente del fiume le sue radici rese amare dal cianuro in esse contenuto. Questo cianuro protegge la pianta dalle aggressioni dei roditori, ma se non viene eliminato provoca il Konzo, una paralisi irreversibile delle gambe.
La manioca si mangia tutta: radici e foglie. Le prime vengono trasformate in farina e polenta (luku), le seconde pestate fino a divenire una purea (saka-saka), il tutto ben condito con l'olio di palma.
La chikwanga è il pane di manioca, che viene avvolto sapientemente dalle donne nella foglia di banano e poi cotto a bagnomaria.
A Kenge 2, le donne lo preparano la sera, quindi aspettano che l'acqua si raffreddi, poi lo fanno asciugare e lo vendono ai lati delle strade dove i ragazzi della scuola lo acquistano a meno di 10 centesimi per il loro pasto di mezzogiorno.
La chikwanga può mantenersi fresca anche una settimana, e si combina bene con companatici poveri come la Mfumbwa, una foglie di color verde scuro molto dura e carnosa che va tritata fine per essere appetibile, ma che è ricca di ferro e vitamine. Le donne la cuociono nella burrosa pasta di arachidi che, molto più della soia, è ricca di proteine vegetali, acidi grassi essenziali e calorie.
Sono le donne che nutrono l'Africa: protagoniste di tutte le fasi dell'alimentazione della loro famiglia, dalla semina, al raccolto, alla lunga preparazione, fino al momento che imboccheranno i bambini, gli anziani e i malati.

Dott. ssa Chiara Castellani
Progetto Amici di Kenge
Repubblica democratica del Congo

mercoledì 10 dicembre 2014

Il tuo Natale solidale

L'Equo Shop di ProgettoMondo Mlal si fa sempre pù ricco e variegato e offre un'ampia gamma di prodotti artigianali, capi di abbigliamento e originali biglietti natalizi illustrati da mettere sotto l'albero insieme al nuovo calendario per il 2015. 
Ma per chi preferisse toccare con mano i suoi acquisti solidali, l'appuntamento è domenica 14 dicembre al mercatino Porte Aperte ProgettoMondo,  che si terrà tra le 14 e le 18, in via Santa Teresa 47 a Verona.
Grazie alle donazioni e agli acquisti solidali dei gadget proposti dalla Campagna “Io non mangio da solo”, ProgettoMondo Mlal potrà assicurare una cura e un’alimentazione corretta a 60.000 bambini malnutriti del Burkina Faso. Ma potrà anche insegnare a 60mila mamme come guarire e prevenire la malnutrizione materno-infantile e, a loro volta, formare altre 200mila mamme per fermare la malnutrizione e dare una sicurezza alimentare a 440 mila famiglie.
Forte dei successi ottenuti con la prima parte del progetto “Mamma!” (dimezzamento del tasso di malnutrizione nella regione di Cascades tra il 2011 e il 2013), ProgettoMondo Mlal ha infatti scelto di estendere programma e obiettivi ad altre 2 regioni del Burkina Faso (Hauts Bassins e Sud Ouest) e di raccogliere entro Natale i fondi necessari per portare avanti l’iniziativa patrocinata anche da Unicef, Ministero degli Affari Esteri, Fida e Regione Veneto.
La partecipazione di grandi e piccoli donatori è condizione imprescindibile per la sostenibilità e il successo del nostro comune impegno.
Da qui l’idea di realizzare una serie di prodotti e di materiali per la raccolta fondi, la sensibilizzazione e la promozione sul nostro territorio.
La coincidenza con le prossime festività offre l’opportunità di scegliere gli originali biglietti di auguri illustrati, un’idea regalo di ProgettoMondo Mlal (tra artigianato proveniente dai Paesi del sud del mondo, capi d’abbigliamento offerti da diverse aziende italiane, in mostra domenica 14 dicembre al mercatino Porte Aperte ProgettoMondo), i nuovi gadget “Io non mangio da solo 2014”, bavaglini e tovagliette da tavola prodotti con stoffe colorate in Burkina Faso, il calendario da muro 2015 “Di mamma non ce n’è una sola”, di sostenere a distanza la gravidanza di una mamma burkinabé o di adottare 1 Centro di salute per l’attività di screening della malnutrizione, di contribuire con una donazione libera alla realizzazione di questo programma o al sostegno di altri progetti che necessitano di contributi urgenti per il loro completamento, come Liber'arte (Bolivia), La Forza delle Donne (Marocco), Futuro Giovane (Nicaragua), Il Mestiere di crescere (Perù).
Per informazioni: www.progettomondomlal.org - sostegno@mlal.org – 045.8102105

giovedì 20 novembre 2014

Di mamme non ce n'è una sola. Calendario contro la malnutrizione

Di mamma non ce n’è una sola, ce ne sono tante: mamme che faticano, mamme che non sanno, mamme che non possono, mamme che non ce la fanno. E poi mamme che sanno comprendere, mamme che non s’arrendono, mamme che creano, mamme che ci sono comunque…
Per la terza edizione della campagna “Io non mangio da solo”, l’Ong ProgettoMondo Mlal ha scelto di dedicare proprio alle mamme, protagoniste prime nell’alimentazione e nella cura dei propri piccoli malnutriti, il nuovo calendario. Infatti su un tema globale, come è quello della malnutrizione infantile, le mamme non possono che essere direttamente coinvolte nella cura del proprio piccolo, sia perché nel periodo della gravidanza e poi durante l’allattamento al seno, il bambino si nutre di ciò di cui si nutre la mamma, sia perché anche dopo, negli anni della prima infanzia, i più delicati per il corretto sviluppo psicofisico del bambino, mamma e figlio sono ancora legati a doppio filo.
Sostenendo una mamma, quindi, si sostiene indirettamente anche il suo bambino. E se una mamma viene messa in grado di potere curare il proprio bambino, molte altre mamme e molti altri bambini impareranno a fare lo stesso.
Il calendario 2015 “Di mamma non ce n’è una sola” raccoglie 12 testimonianze di altrettante mamme di paesi diversi che con intelligenza, creatività, a volte semplice intuito, ma sempre con immenso affetto, hanno saputo cogliere l’insorgere di un problema alimentare nel proprio bambino e grazie alle innumerevoli risorse, che accumunano le donne del Sud come del Nord del mondo, hanno guarito i propri piccoli.
Il calendario, firmato dal gruppo di associazioni Mlal Onlus, Cisv, Amici dei Popoli e Cvcs, racconta con testo e immagini queste piccole storie positive di vita quotidiana in cui delle mamme, nonostante povertà, difficoltà, ignoranza o semplice mancanza di mezzi e tempo, sono riuscite a salvare i propri figli con poche risorse a loro disposizione.
Il ricavato della vendita dei calendari (offerta a partire da 5 euro) andrà a finanziare il progetto “Mamma” in Burkina Faso dove, in 3 diverse regioni, l’Ong ProgettoMondo Mlal è già riuscita a dimezzare il tasso di malnutrizione materno-infantile. E questo grazie proprio al coinvolgimento diretto delle mamme che hanno imparato a riconoscere la malnutrizione, e poi a loro volta insegnato ad altre donne, a curare i piccoli malnutriti con ricette di pappe naturali cucinate esclusivamente con ciò che offre il proprio villaggio. Un successo doppiamente significativo perché testimonia un risultato concreto immediato ma assicura anche un futuro migliore a tutte le altre mamme e ai piccoli.

Per richiedere un calendario 2015 “Di mamma non ce n’è una sola”: sostegno@mlal.org – 045.81021050

Il tuo Natale solidale

Poco meno della metà dei bambini che, sotto i 5 anni, muoiono ogni anno nel mondo (6,6 milioni) soffre di problemi legate alla malnutrizione. Di malnutrizione muoiono soltanto in Burkina Faso 35 mila bambini all’anno e un bambino nato in Africa ha 20 volte in più la probabilità di morire entro i 5 anni di un coetaneo europeo. A tutti loro, e alle loro mamme, è dedicata la campagna “Io non mangio da solo 2014” dell’ong ProgettoMondo Mlal.
In concreto, grazie alle donazioni e acquisti solidali che riusciremo ad assicurare con la campagna di solidarietà, ProgettoMondo Mlal potrà assicurare una cura e un’alimentazione corretta a 60.000 bambini malnutriti del Burkina Faso. Ma anche insegnare a 60mila mamme a guarire e prevenire la malnutrizione materno-infantile e, a loro volta, formare 200mila mamme per fermare la malnutrizione e dare una sicurezza alimentare a 440 mila famiglie.
Forte dei successi ottenuti con la prima parte del programma “Mamma!” (dimezzamento del tasso di malnutrizione nella regione di Cascades tra il 2011 e il 2013), l’Ong veronese ha infatti scelto di estendere programma e obiettivi ad altre 2 regioni del Burkina Faso (Hauts Bassins e Sud Ouest) e di raccogliere entro Natale i fondi necessari per portare avanti l’iniziativa patrocinata anche da Unicef, Ministero degli Affari Esteri, Fida e Regione Veneto.
La partecipazione di grandi e piccoli donatori è però condizione imprescindibile per la sostenibilità e il successo del nostro comune impegno. Da qui l’idea di realizzare una serie di prodotti e di materiali per la raccolta fondi, la sensibilizzazione e la promozione sui territori italiani. La coincidenza con le prossime festività offre dunque a ciascuno di noi l’opportunità di scegliere un’idea regalo di ProgettoMondo Mlal (tra artigianato proveniente dai Paesi del sud del mondo, vestiario messo a disposizione da diverse imprese italiane e pubblicazioni a tema) che andrà a finanziare la campagna, di acquistare i nuovi gadget “Io non mangio da solo 2014”, bavaglini e tovagliette da tavola prodotte in Burkina Faso, il calendario da muro 2015 “Di mamma non ce n’è una sola”, di sostenere a distanza la gravidanza di una mamma burkinabè o di adottare 1 Centro di salute per l’attività di screening della malnutrizione, di contribuire con una donazione libera alla realizzazione di questo programma o al sostegno di altri progetti che necessitano di contributi urgenti per il loro completamento, come Liber'arte (Bolivia), La Forza delle Donne (Marocco), Futuro Giovane (Nicaragua), Il Mestiere di crescere (Perù).
Gruppi di volontariato o singole iniziative di privati o enti pubblici possono partecipare attivamente alla campagna proponendo la vendita di prodotti ProgettoMondo Mlal nei propri spazi o territori, eventi di approfondimento e raccolta fondi, anche con l’ausilio della mostra “Mangiare bene, mangiare tutti”, la lettura animata del fotoracconto “Un giorno con Iko”, la proiezione della videotestimonianza della volontaria italiana in Burkina Faso, Marianna Mormile.
Le prime aziende che, a livello nazionale, hanno aderito alla campagna “Io non mangio da solo” sono Famideal (portale di couponing, tutto italiano, che si rivolge unicamente alle famiglie con bambini), Terna Spa, operatore di reti per la trasmissione dell'energia elettrica con sedi in 8 città di Italia, Ramazzina Amerigo Marmi e Graniti, lavorati e semilavorati in pietra naturale, Vem, abbigliamento.

Per informazioni e partecipazione: sostegno@mlal.org – 045.8102105

giovedì 16 ottobre 2014

Campagna "Io non mangio da solo" 2014

Grazie al programma “Mamma!”, in appena 3 anni, ProgettoMondo è riuscito a dimezzare il tasso di malnutrizione del Burkina Faso (38%). Un risultato rilevante che, con particolare orgoglio, possiamo dire di avere condiviso, prima ancora che con medici e multinazionali dell’Aiuto, direttamente con le mamme, villaggio per villaggio, casa per casa. ProgettoMondo Mlal dedica perciò la campagna Io non mangio da solo 2014 alle mamme, nutrici per eccellenza. Contrariamente a quanto si dice, infatti, prima ancora che essere “ciò che mangiamo”, noi siamo in realtà “ciò che mangiavano le nostre mamme” quando ancora ci avevano in grembo e poi, ancora, siamo “ciò che le nostre mamme hanno potuto darci” da mangiare fino all’età di 5 anni. Perché essenzialmente la nostra alimentazione si gioca tutta in questi primi anni di vita. Dei 18 mila bambini che, sotto i 5 anni, muoiono ogni giorno nel mondo, quasi la metà perde la vita per cause legate alla malnutrizione, e 30 milioni dei bambini che nascono ogni anno hanno una crescita già compromessa a causa della malnutrizione delle loro mamme. Il primissimo bisogno umano è infatti alimentarsi. Prima ancora di venire alla luce, aprire gli occhi, respirare, e toccare, il bambino cresce con e grazie al nutrimento materno. L’alimentazione è il vero e proprio primo scambio mamma-bambino e, come sanno bene tutte le mamme, proprio su questo scambio si costruiranno gran parte di intimità e condivisione di un lungo futuro legame. Ecco, la campagna “Io non mangio da solo” 2014 vuole coinvolgerci tutte e tutti nella lotta alla malnutrizione materno-infantile, a cominciare da lì dove possiamo davvero incidere e mettere in moto un concreto cambiamento. Partecipando tutti al progetto “Mamma!” possiamo garantire subito una pappa ipernutriente a 60 mila bambini e seguire e curare 600 mila casi di malnutrizione di mamme e bambini. Seguici sul gruppo di Facebook "Io non mangio da solo" regalandoci una tua ricetta di pappa, sul blog della campagna, partecipa alle nostre iniziative e condividi con i tuoi amici. Puoi aiutarci acquistando o donando uno dei nostri gadget ma anche con una piccola donazione.